attracco

Vai ai contenuti

Menu principale:

Brighton - Pathé

storia cinema

BRIGHTON

La città di Brighton, grazie ai lavori di J. Williamson (1855-1933) e di G.A. Smith (1864-1959), divenne nei primi anni del novecento, il centro indiscusso del cinema d'Oltremanica. Williamson si era formato alla scuola di operatori di Lumiere. Nel 1899, in sintonia con lo stile di attualità della scuola francese, riprese le fasi delle regate di Hentley. Il suo apporto innovativo si rivelò nel modo originale in cui realizzò il filmato. Williamson mostra la partenza della competizione e alterna le immagini della regata con quelle della folla che si accalca lungo le rive. Lo fa utilizzando una carrellata realizzata da una imbarcazione in movimento. Il film, ad una analisi attenta, sembra unire lo stile di attualità della scuola Lumiere con quello della "ricostruzione dell'evento" di Meliès. La regata di Hentley era sicuramente un fatto di attualità, ma la realizzazione di Williamson sembra muoversi in un ambito più libero, in cui la scelta di alternare al fatto principale gli episodi che circondano la regata (il pubblico), è a suo modo una "ricostruzione" dell'evento stesso. In realtà Williamson è lontano anni luce dalle ricostruzioni nei teatri di posa di Meliès, eppure fu proprio il suo stile ad aprire la strada ai film d'avventura, soprattutto ai western dell'americano Porter (pioniere in questo genere) e successivamente di Hart.


J. Williamson

In Attack on a Chinese Mission, del 1901, Williamson rinforza lo stile innovativo annunciato nelle riprese della regata. Mostrando con un montaggio alternato una vittima inseguita e i suoi salvatori, Williamson non solo preannuncia le famose galoppate di Tom Mix, ma introduce una tecnica tipicamente cinematografica, che diverrà in seguito fondamentale nei manuali di ripresa. Anche lo stile di Smith, che alla pari di Williamson aveva iniziato come fotografo di spiaggia, fu uno stile rivoluzionario. Nel film del 1900 L'Occhialino della Nonna, Smith in una stessa scena alterna i primi piani ai piani generali. Una soluzione che oggi ci appare elementare, ma che all'epoca, quando la grammatica del film non era stata ancora codificata, fu una grande intuizione. E' il principio del "taglio cinematografico". Con Williamson e Smith, la macchina da presa cessa di essere lo spettatore in platea inchiodato sulla poltrona (vedi Meliès). Nei film dei due registi inglesi spesso la macchina corre con i protagonisti, assume diversi punti di vista. L'Inghilterra divenne la patria degli inseguimenti; anche comici, come la straordinaria opera di Alfred Collins testimonia.

I primi film della storia del cinema duravano in media un minuto. In breve tempo le cose cambiarono: si arrivo' al quarto d'ora (con l'introduzione delle didascalie) e ben presto si mirò a film lunghi quanto un'opera di teatro. La realizzazione di film sempre più lunghi fu possibile grazie al miglioramento degli otturatori e delle perforatrici. Infatti lo "scintillio" fastidioso delle prime proiezioni, con il miglioramento tecnico, si attenuò notevolmente.

A George Albert Smith si deve la messa a punto nel 1902 del sistema Kinemacolor: Tale sistema fu sfruttato commercialmente dal 1909 fino allo scoppio della prima guerra mondiale.

Alfred Collins era un attore di music-hall. Assunto dalla Gaumont, seppe utilizzare al meglio i nuovi mezzi cinematografici. Nel 1903 realizza Matrimonio a Motore, ricco di inseguimenti e trovate comiche. L'inseguimento comico dovette però attendere alcuni anni prima di avere un largo utilizzo.

 


L'ESEMPIO DELLA FILM D'ART


Per fronteggiare la mancanza di fantasia che caratterizzava le prime sceneggiature, nel 1906 i fratelli Lafitte, fondatori della FILM d'ART, commissionarono ai maggiori scrittori francesi nuovi soggetti. Rostand, Sardou, A.France ed altri, ebbero il compito di far uscire il cinema dal circolo vizioso dei baracconi da fiera. Il primo successo della Film d'Art fu "L'Assassinat du duc de Guisé" del 1908, scritto da Lavedan, diretto da Le Bargy e Calmettes, musicato da Saint-Saen. Nel film la mimica era misurata, non cadeva mai nell'eccessiva gesticolazione. I personaggi erano quasi immobili.

L'Assassinio del Duca di Guisé fu tuttavia un successo isolato, la Film d'Art nel giro di pochi mesi fallì. L'iniziativa della casa dei fratelli Lafitte, però, ebbe un seguito, e non solo in Francia. In poco tempo la Pathé, la Gaumont, ed altre case di produzione, realizzarono adattamenti di opere note. Gli autori più richiesti, tra i francesi, furono A.Dumas, E.Zola,V.Hugo. Il regista che meglio di altri seguì l'esempio della Film d'Art fu André Antoine. Nei suoi film, in linea con la teoria di Zola enunciata nel libro Le Naturalisme au Theatre, ricorreva spesso ad attori non professionisti e a scenari naturali sia in interni che in esterni. L'esempio de "L'Assassinat du duc de Guisé" fu seguito anche in Italia. Citiamo per tutti "Inferno" del 1911 (a sinistra un fotogramma del film) della Milano Film, la cui direzione fu affidata a Francesco Bartolini e Adolfo Padovan. Lo scopo era quello, attraverso la letteratura, di dare uno statuto culturale al cinema. Scrive Matilde Serao riferendosi al film di Bartolini e Padovan "Questa cinematografia ha fatto rivivere l'opera di Gustave Doré"

 
 
 

PATHE'

Dal 1903, e per alcuni anni, il cinema fu dominato dalla Pathé Freres. L'azienda che aveva sede a Vincennes, grazie alla lungimiranza di Charles Pathé, appoggiato dal fratello Emile, denunciò in quegli anni incassi formidabili. Nel 1907 il capitale della Pathé superava i quindici milioni di franchi oro, e ogni film veniva ammortizzato con la vendita di sole venti copie. Oltre alla distribuzione e al noleggio dei film da loro prodotti, la Pathé decise di intraprendere la produzione di pellicola vergine, spezzando il monopolio detenuto dalla Eastman Kodak. Era nata la vera e propria industria del cinema, che più tardi si svilupperà anche in america, più precisamente sulle colline di Hollywood. In pochi anni l'influenza della Pathé Monopole si estese nella maggior parte dell'industria nascente creando generi e stili nuovi. Il catalogo Pathé annoverava i cineromanzi (storie sentimentali), i drammi realistici e a sfondo sociale, film erotici (accompagnati dall'avvertimento "Soggetti licenziosi di carattere piccante"), film comici (con le straordinarie interpretazioni di Max Linder).

 
 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu