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Charlie Chaplin

storia cinema

CHARLIE CHAPLIN
(1889 - 1977)

Charles Spencer Chaplin nasce a Londra il 16 aprile 1889 e muore il 25 dicembre del '77 a Vevey, in Svizzera. A soli sette anni il padre Charles senior, attore di vaudeville (la madre era una soubrette), lo inserisce in un gruppo di danza folkloristica, gli "Eight Lancashire Lads". Successivamente grazie all'intercessione del fratello Sydney, il giovane Charlie lavora nella compagnia itinerante di Fred Karno. E proprio durante la seconda tournée americana di Karno, Chaplin è assunto dalla Keystone di Mack Sennett per una cifra eccezionale: 150 dollari alla settimana.

Negli anni fra le due guerre la sua popolarità cresce a dismisura, tanto da riuscire a strappare alla First National un clamoroso contratto: un milione di dollari per girare otto film. Il grande successo è ottenuto grazie ad un omino vagabondo e sfortunato, schiacciato dalle avversità eppure sempre vincente, nato dalla fantasia di Charlie Chaplin e dai ricordi della sua infanzia difficile, fatta di fatiche e di stenti. Il padre e la madre erano due artisti falliti che si separarono quando il piccolo Charlie aveva solo un anno. Due anni di orfanotrofio trascorsi con il fratello maggiore, per poi cimentarsi nei lavori più umili, fino al debutto teatrale di cui abbiamo parlato all'inizio. Impossibile non ritrovare queste tristi note biografiche in quell'omino che un distributore francese battezzò con il nome di Charlot. Charlot, come il suo inventore, ha una missione: far ridere le platee di tutto il mondo. Il personaggio, emblema per eccellenza dell' uomo comune, nasce nella comica "Charlot si distingue" del 1914 e, secondo la leggenda, è costruito mettendo insieme i costumi di altri comici: i grandi calzoni di Fatty Arbuckle, la giacca di Charles Avery, il cappello a bombetta del suocero di Arbuckle.

"Credo nel potere del riso e delle lacrime come antidoto all'odio e al terrore (...) è paradossale che nell'elaborazione d'una comica la tragedia stimoli il senso del ridicolo; perché il ridicolo, immagino, è un atteggiamento di sfida: dobbiamo ridere in faccia alla tragedia, alla sfortuna e alla nostra impotenza contro le forze della natura, se non vogliamo impazzire".

Charlot è un personaggio maldestro, sempre in mezzo ad un mucchio di guai, sempre pronto a scagliarsi contro le convenzioni sociali. Dotato di una grande abilità acrobatica, Chaplin crea un trucco e un abbigliamento unici. Charlot esprime la concezione chapliniana dell'uomo medio, dell'uomo comune, di se stesso.

" Quel modo di vestire mi aiuta ad esprimere la mia concezione dell'uomo medio , dell'uomo comune , la mia concezione di quasi tutti gli uomini , di me stesso . La bombetta troppo piccola rappresenta lo sforzo accanito per poter apparire dignitoso . I baffi esprimono vanità . La giacca abbottonata stretta , il bastoncino e tutto il comportamento del vagabondo rilevano il desiderio di assumere un aria galante , ardita , disinvolta . Egli cerca di affrontare coraggiosamente il mondo, di andare avanti a forza di bluff : e di questo è consapevole . E ne è così consapevole che riesce a ridere di se stesso e anche a commiserarsi un po' "

A soli venticinque anni Chaplin, ad Hollywood, è considerato una leggenda dello spettacolo. Nel 1919, fonda con Griffith, Fairbanks e Pickford, la United Artists, un modo per assicurarsi l'indipendenza produttiva totale, ed essere così il padrone assoluto di se stesso. La sua è stata una vita sociale anticonformista, per l'epoca, che ha fatto parlare di se non solo come Charlot, ma anche per i quattro matrimoni con donne molto più giovani, per i numerosi scandali e gli undici figli riconosciuti. Il suo rapporto con gli Stati Uniti è stato sempre difficile: le noie legali per le sue scappatelle, i matrimoni burrascosi, il suo atteggiamento in favore di artisti comunisti (negli anni '50 l'FBI accusa Chaplin di essere un comunista, ricorrendo anche a pretesti banali, come il successo che le sue comiche avevano a Mosca), provocano nel '52, in coincidenza con l'uscita di "Luci della ribalta", la revoca del suo permesso di soggiorno negli States. Nel 1958 viene costruita sull'Hollywood Boulevard la passeggiata delle celebrità, ma la stella di bronzo in onore di Chaplin viene eliminata. Atteggiamenti irrispettosi ed ingiusti, che l'America volle stigmatizzare quando, nel 1972, Chaplin fu insignito del premio Oscar per la carriera. L'ottantatreenne cineasta ascoltò visibilmente emozionato la motivazione, tardiva ma riparatrice, dell'Academy Award :

"...Per l'incalcolabile contributo dato alla trasformazione del cinema nell'arte del nostro secolo..."

Nel 1914 Charlie Chaplin interpreta ben trentacinque comiche. La prima si intitola "Per guadagnarsi da vivere" (Making a living), nella successiva compare, per la prima volta Charlot e si intitola "Charlot si distingue" (Kid auto races at Venice). Seguono: "La strana situazione di Mabel", con la partecipazione della famosa attrice Mabel Normand e "Charlot e l'ombrello". Chaplin si cimenta anche come regista: "Charlot garzone di caffè", è girato nell'aprile del 1914. Dello stesso periodo è il suo primo lungometraggio "Il romanzo di Tillie", per la regia però di Mack Sennett. Seguono decine di comiche, realizzate con spese minime di tempo e di denaro.

Passato l'intenso periodo degli esordi, dagli anni venti in poi, Chaplin diminuisce la quantità delle sue produzioni, e punta decisamente sulla qualità. "Il monello", perfetta combinazione tra humor e phatos, è del 1921, "Giorno di paga" del 1922, "Il pellegrino" del 1923. Due anni più tardi gira il film "La febbre dell'oro" in cui Charlot, con la sua divisa di stracci, scarpacce, bombetta e bastoncino si ritrova in Alaska, in cerca dell'oro, alle prese con Giacomone. Indimenticabile la sequenza in cui Chaplin improvvisa, con due forchette infilate in due panini, una straordinaria danza. Il film è un continuo e geniale intercalare di trovate divertenti e commoventi.

L'avvento del sonoro non entusiasma Chaplin. Il suo timore è che la nuova tecnica possa togliere valore alla mimica di Charlot. " Il silenzio è l'essenza del cinema. Nei miei film non parlo mai . Non credo che la voce possa aggiungere alcunché alle mie commedie . Al contrario , distruggerebbe l'illusione che voglio creare , quella di una piccola immagine simbolica buffa , non di un personaggio reale , ma di un idea umoristica , un astrazione comica "

"Il Circo", del 1928 con Al Ernest Garcia, Merna Kennedy, in cui Chaplin accentua la sua vena malinconica, si aggiudica il premio Oscar per la "versalità e il genio" della sua recitazione, scrittura, regia e produzione. Era la prima cerimonia in assoluto degli Academy Awards. Memorabili le scene in cui Charlot elude sia il ladro che il poliziotto nella casa degli specchi, e quella del tentativo di camminare sulla fune mentre una scimmia gli morde il naso."Luci della città" con Virginia Cherril nella parte della fioraia cieca, è ancora girato nel "vecchio" stile del muto. L'opera verrà sonorizzata nel 1931 con una colonna musicale realizzata dallo stesso Chaplin. Il film è una tragedia condita di gag, sullo sfondo realista dell'America ricca e povera della depressione.

Nel 1936, ancora ignorando il sonoro, gira "Tempi moderni" con Paulette Goddard. La vicenda narrata nel film vede Charlot operaio prima in una fabbrica, poi disoccupato. La pellicola è una feroce satira sulla catena di montaggio, sull'alienazione degli operai, sul fordismo. Rimane nella memoria la sequenza in cui l'operaio, in preda ai tic, avvita tutto quello che vede, dai bulloni al naso dei compagni ai bottoni degli abiti delle signore, e la scena in cui Charlot è alle prese con un pranzo automatico.

Nel 1939, iniziano le riprese de "Il grande dittatore", parodia del nazismo e di Hitler. Questa volta Chaplin non si sottrae al sonoro. I discorsi del dittatore alla folla sono onomatopeici; un modo per sottolineare come di quei discorsi non contasse il significato quanto il tono delirante. Per interpretare nel 1946 "Monsieur Verdoux" (facendo rivivere in questo personaggio il mostro parigino Landru) Chaplin abbandona definitivamente il personaggio di Charlot. Chaplin in questo film collega la cronaca nera dell'assassino francese, al genocidio nazista e alla bomba atomica sul Giappone. Chaplin e Orson Welles (sceneggiatore) sembrano dichiarare che un efferato cultore del crimine come Landru, non è nulla al cospetto dell'atrocità dello sterminio di massa perpetrato dal nazismo.

Inizia il suo periodo difficile con la società americana, che fino a pochi anni prima lo aveva idolatrato e ora lo accusa di filocomunismo. "Luci della ribalta" è il suo successo del 1952. Nel film, che narra del declino di un clown fino all'autodistruzione, Chaplin espone la sua filosofia di vita, considerazioni sulla crudeltà della società e il doloroso rimpianto per il passato. Nel 1957 dirige "Un re a New York", un apologo sull'ipocrisia dello stile di vita americano. Nel 1966 dirige la sua ultima opera "La contessa di Hong Kong", una commedia leggera, interpretata da Marlon Brando e da Sophia Loren, in cui Chaplin fa soltanto una breve apparizione.

Charlie Chaplin, oramai vecchio, esce dal mondo del cinema, per condurre una vita tranquilla nella casa svizzera a Vevey, il "Manoir de Ban".

 

LE MOGLI

Chaplin ebbe quattro mogli.. La prima fu Mildred Harris, una bella attrice sedicenne. Il loro matrimonio durò solo qualche mese. Nel 1924 sposò l'attrice Lita Grey, che gli diede due figli: Charles Spencer e Sydney Earle. Anche questo matrimonio ebbe vita breve. Il terzo arrivò nel 1933, con l'attrice Paulette Levy, meglio conosciuta come Paulette Goddard, poco più che ventenne e da poco divorziata dal miliardario Paul Getty. Anche con lei le cose non andarono per il verso giusto. La stabilità affettiva arrivò solo nel 1943. Chaplin all'età di cinquantaquattro anni, sposò Oona O'Neill, allora appena diciottenne, figlia del celebre scrittore Eugene. I due rimasero assieme fino alla morte, in un amore, come disse lo stesso Chaplin, sereno, fedele e fortissimo. Dall'unione con Oone nacquero otto figli.


Gli Oscar

3 Premi Oscar, il primo lo vinse nel 1928 con "Il Circo", il secondo nel 1952 come miglior colonna sonora con "Luci della ribalta" e il terzo nel 1972 alla carriera. 6 Nominations all'Oscar : alla prima edizione degli Academy Award nel 1927-28 ricevette 2 Nominations per miglior film e miglior attore con "Il circo",nel 1940 con "Il grande dittatore" ne ebbe ben tre fra cui miglior attore, miglior sceneggiatura e miglior film. Nel 1947 per la miglior sceneggiatura con "Monsieur Verdoux, infine nel 1952 per la miglior colonna sonora con "Luci della ribalta".


"... Chaplin (...) appare come attratto e conquistato proprio da ciò che, nell'essenza, più lo respinge, proprio da ciò che istintivamente egli rifiuta. Polo d'attrazione dei suoi interessi, il mondo borghese è anche il bersaglio principale dei suoi strali... "
Guido Oldrini,
da La maturazione dell'arte di Chaplin. Puoi leggere il testo sul sito teti.it.

"... Se qualcosa sta veramente accadendo sullo schermo, non è poi così determinante il modo in cui è girato. Chaplin aveva uno stile cinematografico (...) semplice (...) ma si era sempre ipnotizzati da quello che accadeva, inconsapevoli dello stile fondamentalmente non cinematografico. Usava frequentemente set poveri, illuminazione di routine e così via, ma faceva grandi film. I suoi film dureranno probabilmente più di quelli di chiunque altro. Si potrebbe dire che Chaplin era tutto contenuto e niente stile. D’altro canto, si può vedere l’opposto nei film di Ejzenštejn, il quale è tutto stile e niente o, a seconda di quanto generosi si vuole essere, poco contenuto. (...) (Chaplin) non possiede uno stile cinematografico ma la materia da lui filmata è perfetta al cento per cento ..."
Stanley Kubrik

"...Tanti anni fa a Milano io ho lavorato nel circo Mellini ed ho sempre desiderato fare un film su questa forma di spettacolo. Me lo sono sempre vietato, però, perché credo che dopo Chaplin e dopo Fellini, nessuno possa permettersi di girare sul circo...."
Maurizio Nichetti

"... Chaplin mutava i farraginosi inseguimenti di moda in motivi impensati di fantasia, trasformava in artisti anche i buffoni... "
Giacomo Debenedetti, dal saggio "Chaplin-Charlot"

"...IL GRANDE DITTATORE di Chaplin del 40 è fatto circolare nel 45 tra i film di propaganda, accolto da folle straripanti. Alla prima a Napoli seimila persone erano state contenute a stento da carabinieri e polizia, a Firenze (l'insurrezione è dell'agosto 44) fu visto da sessantamila persone, la stampa era unanime nei suoi giudizi, anche se il film arrivava parecchio tempo dopo essere stato realizzato e con un impatto polemico leggermente fuori tempo (la censura italiana intervenne su alcune scene).
Chaplin in seguito dichiarò che se avesse saputo cosa veramente stava succedendo in Europa non si sarebbe limitato alla farsa ..."
Silvana Silvestri, da un articolo tratto dal sito ilmanifesto.it

"... Come cineasta, vorrei aggiungere che se Rossellini è stato Omero per tutti noi, Chaplin è stato Adamo, un progenitore: discendiamo tutti da lui ..."
Federico Fellini,
da Fellini, di Vincenzo Mollica, Torino, Einaudi, 2000.

 
 
 
 
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