SATIRA
a cura di Lamberto Tomassini e Maurizio Fei
In questa rubrica vengono riportati tutti quegli orrori lessicali che (provenienti dalle continue scariche inquinanti dei mass-media) affiorano come mucillagini scatomorfe nel padule infetto e limaccioso del nostro linguaggio comune.
Il frequente aggiornamento di questa pagina con puntuali segnalazioni avrà lo scopo di denunciare tempestivamente la comparsa di tali mostruosità, scongiurandone la poco auspicabile concrezione in forma di neologismi ed evitandone il conseguente ingresso nel vocabolario.
Gli orrori non sono disposti in ordine alfabetico, ma elencati "in ordine di apparizione", ossia aggiunti nell'ordine in cui sono venuti alla luce.
-----------------------------------------------------------------------
ADESIVIZZATO - agg., derivato dall'inesistente verbo transitivo adesivizzare, che dovrebbe significare "rendere adesivo un materiale che per sua natura non lo è" (attraverso l'apposizione su una delle sue superfici di colla o gomma adesiva, appunto).
Una precisazione inutile: basterebbe dire semplicemente "adesivo", perché, tranne casi rarissimi, tutto ciò che è adesivo lo è diventato con un processo industriale di adesivizzazione.
AMICIZIARE - v. tr. (io amicizio, ecc.), molto simile, come struttura, al precedente. Significa, pressappoco "fare amicizia con".
Es. (negli annunci economici): GIOVANE SERIO DISTINTO AMICIZIEREBBE SIGNORINA MAX. 30 ANNI.
Non si è ancora vista, fortunatamente, la forma amiciziazione.
ARMADIATO - agg. Con il proliferare dei miniappartamenti di 45 metri quadrati, attrezzati con l'angolo-cottura e il bagno ricavato dentro lo sgabuzzino, anche gli annunci economici si adeguano alle ridotte misure da casa dei puffi.
L'orrore, figlio senza dubbio dei già menzionati balconato e verandato, significa, ovviamente, "provvisto di armadio" (si suppone "armadio a muro"), un supplemento di centimetri che in un vano microscopico può anche avere un'importanza decisiva.
ASSORBENZA - s.f. Qualità indispensabile a pannolini, carta da cucina, cotone idrofilo, ecc. Significa "tendenza e capacità di assorbire e trattenere liquidi", ma dà anche l'idea di una forza o potenza assorbente.
Il mostriciattolo viene pronunciato da voci impostate, negli spot pubblicitari, per dare al tutto una finta aura scientifica. "I PANNOLINI che TRATTENGONO IL BAGNATO" è solo l'opinabile osservazione di una persona comune, ma quando si parla dell'ASSORBENZA come di una grandezza fisica, allora c'è poco da discutere!
BALCONATO - agg. (forse derivato dal participio passato del non meno fantomatico balconare), è usato nell'accezione di "provvisto di balcone". Spesso al superlativo: Balconatissimo.
Es. (negli annunci delle agenzie immobiliari): VENDESI APPARTAMENTO LUMINOSO, BALCONATISSIMO, PIANO ALTO, ecc.
E' molto diffusa la variante terrazzato/-issimo, negli stessi annunci, col significato di "dotato di terrazzo (o di terrazza?)".
BOLLETTAZIONE - s. f.. Se dobbiamo essere sinceri, il vero significato di questo orrore ci sfugge.
E' probabile che descriva l'attività "volta alla compilazione di bollette", posta in essere da amministratori di stabili o di condomini, i quali predispongono le ricevute per il pagamento degli oneri che periodicamente devono esigere (affitti, riscaldamento, ecc.).
Il termine merita la citazione in quanto è anch'esso sintomatico di quella pochezza mentale, di quella arroganza da "caporali" decurtisiani, che è madre feconda dei neologismi più barbari.
Quasi percepiamo le unte e verbose espressioni dell'amministratore che (prono davanti al datore di lavoro e altero nell'imporre ulteriori balzelli ai suoi umili e vessati sottoposti) include, tra le proprie importanti incombenze, anche la bollettazione, attività ben più difficile che non la semplice predisposizione di una ricevuta, e perciò stesso più degna di impegnare il suo alto ingegno.
CANTIERIZZAZIONE - s. f. Vale "messa in opera di un nuovo cantiere". Fa bella (si fa per dire) mostra di sé su lucidi cartelli di autopropaganda posti dentro polverose, orride stazioni ferroviarie, allo scopo di mostrare come l'ente delle ferrovie stia attuando un processo di modernizzazione della rete della periferia urbana. Es.: "LA CANTIERIZZAZIONE DELL'INTERA ZONA E' GIA' STATA ATTUATA".
Con l'uso ponderato di questi bei neologismi, non sembra che il lavoro progredisca più in fretta?
CARTACEO - s. m.. Comune nel gergo romano-ministeriale, dove viene preceduto dall'articolo "er". Il termine, veramente orribile, deriva dalla contrazione del già brutto "supporto cartaceo", vale a dire la documentazione che, insieme alle informazioni inserite nel computer, completa qualsiasi pratica amministrativa.
Nel nostro presente burocratico, il futuro, rappresentato della velocità fotonica del byte, è appesantito dalla preistoria, dalla necessità pre-telematica di consultare anche il cartaceo (a proposito di antichità, è notevole l'assonanza con "cretaceo") che rimane l'unica possibilità, ormai, per l'impiegato, di rinviare l'adempimento del proprio dovere.
Es.: "CARO SIGNORE, LA SUA PENSIONE "E' GIA' A VIDEO" MA FINCHE' NON ARRIVA IL CARTACEO NON POSSIAMO LIQUIDARLA; RIPASSI TRA UN MESE".
CERCHIOBOTTISTA - s. m. e f. Eclatante invenzione linguistica scaturita dalla casereccia dialettica di un ben noto politico, ex-pubblico ministero di "mani pulite" del quale non facciamo il nome (perché non ce n'è bisogno). Il significato è legato al diffuso modo di dire: "un colpo al cerchio e uno alla botte", usato per indicare colui che ama barcamenarsi tra due posizioni opposte senza mai sbilanciarsi. Ha qualche parentela con l'altrettanto brutto "doppiogiochista".
Suggeriamo al noto politico di cui sopra, il quale predilige esprimersi con i termini della tradizione popolare, che potrebbe in futuro prendere in considerazione anche neologismi come: perleporcista, manicociurlista, paloinfraschista, carrobuoista nonché troppovuolnullastringista.
CLACSONARE - v. intr. (io clàcsono - o io clacsòno? - ecc.), usato col significato di "suonare il clacson", "richiamare l'attenzione di qualcuno suonando il clacson".
Es.: SONO DUE ORE CHE STO CLACSONANDO!
Forse siamo arrivati tardi: non sappiamo, cioè, se questo vocabolo possa già considerarsi un neologismo. Esso è infatti riportato su alcuni dizionari come voce di uso corrente. In ogni caso, non possiamo esimerci dall'inserirlo anche nel nostro dizionario, perché, neologismo o meno, il termine è e rimane un orrore a pieno titolo.
CONTENUTISTICO - agg. Riteniamo che significhi "relativo al contenuto". Viene usato in frasi come "LA PARTE CONTENUTISTICA DEL MESSAGGIO TELEVISIVO", evidentemente in contrapposizione alla parte "involucristica" o "apparentistica" (anche se questi due ultimi per fortuna non li abbiamo ancora mai sentiti).
Con "contenutistico" abbiamo l'occasione di individuare una categoria di orrori perniciosissima, che potrebbe essere definita pseudo-forbita, alla quale appartengono tutte quelle bruttezze linguistiche che hanno il solo aspetto di parole di uso non comune e che vengono utilizzate per dare spessore a discorsi vani o di scarso pregio. Chi invece utilizza questi termini rivela, oltre alle consuete povertà di linguaggio e pigrizia mentale, anche un quid pluris, rappresentato dalla spocchia arrogante e ottusa di far credere ad altri il contrario. Peraltro con l'aggettivo "contenutistico" ci si obbliga a cercare un sostantivo che lo sorregga, per cui il semplice "significato" ad esempio di un racconto può diventarne "la complicata vicenda contenutistica".
CROCCANTEZZA - s.f. Astrazione, qualità misurabile, riferita a ciò che è croccante. Utilizzato ormai, senza alcun freno, dalla pubblicità.
Ci dà l'opportunità di ampliare il nostro elenco, fino a farlo diventare anche un "dizionario dei sinonimi e dei contrari". I pubblicitari, infatti, non contenti di tanto obbrobrio, hanno creato anche il contrario di croccantezza, altrettanto disgustoso (che è riportato di seguito).
DATORIALE - s.m. Qualifica, ma sarebbe meglio dire squalifica, una parte in una trattativa sindacale o in una vertenza giudiziaria. La parte datoriale contrapposta alla parte sociale, come dire confindustria e sindacato.
Potrebbe essere considerata la figlia brutta e scemina della "parte padronale". Deriva dalla contrazione ed elisione del più corretto "parte rappresentante il datore di lavoro". E' anch'essa frutto della non mai abbastanza censurata, in queste pagine, abitudine ad abbreviare, a tralasciare, a considerare implicito (ci stava scappando "implicitare"), in una parola a far riposare il più possibile il poco cervello rimasto sveglio, per conservarlo ad attività più interessanti come guardare la pubblicità in televisione e seguirne supinamente i consigli.
DIFFICOLTARE - v. tr. (io difficòlto - oppure io diffìcolto, chissà -, ecc.) pronunciato anni fa da un celebre uomo politico, durante una conferenza stampa con i giornalisti stranieri, nell'es. SE CI FOSSE STATO UN NUMERO SUPERIORE DI FOTOGRAFI, I LAVORI DELLA CONFERENZA NE SAREBBERO STATI DIFFICOLTATI.
Non avremmo dato risalto a questo termine (visto che il politico in questione dice anche di peggio ed è già molto che abbia azzeccato il congiuntivo), se attraverso di esso non si rivelasse indirettamente una tendenza abbastanza diffusa nell'italiano imbastardito dei nostri tempi. Ci riferiamo all'uso dei vari gerghi tecnici che sta portando - acquisita ormai come legittima l'importazione di termini anglofoni - ad introdurre, senza batter ciglio, anche le corrispondenti regole grammaticali (basti pensare ai plurali maccheronici ottenuti aggiungendo il suffisso "s", come in "bars", "films", ecc.). In questo caso si tratta della costruzione di un verbo su di un sostantivo, fenomeno abbastanza comune in inglese, come pure nelle lingue che hanno una grammatica più semplice della nostra.
DOMENICALMENTE - avv. Fetentissimo neologismo di recente produzione giornalistica sportiva. Costruito sul già pessimo "settimanalmente", significa "una volta la settimana, di domenica".
Udito nell'ormai classico esempio: "LE PARTITE DI CALCIO CHE SI GIOCANO DOMENICALMENTE...", ossia "le partite di campionato".
In effetti, con l'aumento significativo degli impegni di una squadra di calcio di serie A, "settimanalmente" non basta più a spiegare di che giorno si tratta. Oggi, oltre che "domenicalmente" si dovrebbe dire anche "mercoledilmente" per riferirsi agli incontri di Coppa, che si disputano a metà settimana.
Il problema deve essersi realmente posto ai nostri commentatori sportivi, visto che qualcuno lo ha elegantemente risolto coniando (con evidente sforzo di meningi) il nuovissimo orrore "internazionalmente".
DOPATO - agg. Orrore che assurge di tanto in tanto ai fasti della demenza giornalistica, in seguito a vicende di giustizia sportiva. E’ un anglicismo piuttosto brutto, accettato da alcuni dizionari (insieme alle varianti dopaggio, dopare, doparsi) sulla scorta dell'ormai universale anti-doping. Naturalmente significa "trattato con sostanze non consentite in grado di migliorare le prestazioni sportive".
Noi, però, troviamo preferibili le forme gergali gonfiato e pompato, che hanno il pregio di una sfumatura interessantissirna con cui mettono in luce l’inconsistenza del risultato sportivo raggiunto.
DUOPOLIO - s.m. Termine di provenienza e diffusione prevalentemente giornalistica e, conseguentemente, accettato nell’uso comune dai più ed anche da qualche dizionario. Viene spesso riferito alla situazione anomala della TV italiana, nelle mani di RAI e Mediaset.
Ricalca la costruzione della parola monopolio e significa appunto "doppio monopolio", ossia "regime di mercato in cui un bene, o un servizio, è fornito da due soli venditori". A parte l’insostenibile bruttezza del termine, il rispetto dell’origine greca di monopolio, avrebbe richiesto l’uso del prefisso di- e non duo-.
EDITIRANNEGGIARE - v. tr. (io editirannéggio, ecc.). Una parola nuova e orribile per un attività vecchia e altrettanto disgustosa. il termine è recentissimo, lo ha coniato monellone il 20 aprile 1999 quando ha ricevuto dal suo capo editore coautore l'ennesimo ultimatum per la redazione delle definizioni degli orrori che state leggendo.
L'editiranneggiamento consiste in uno stillicidio di posta elettronica, mezzo modernissimo per un'attività con origini antichissime (ricordate il "delenda cartago" di catoniana memoria?), ma dall'identico risultato, riscontrabile in tutti gli editiranneggiati, e consistente in un rigonfiamento del sacco scrotale con conseguenti forti dolori sub-addominali e formazione seminconscia di pensieri irriverenti nei confronti dell'editiranneggiante.
Aiutoooooooooo.
ENERGIZZANTE - agg. derivato dall'inesistente verbo energizzare. Dal chiaro significato: "che fornisce energia".
Usato, manco a dirlo, dalla pubblicità, come nell'es.: SHAMPOO ENERGIZZANTE (si sarebbe potuto dire semplicemente rinforzante, ma - si sa - l'energia è tutt’altra cosa).
Ora verrebbe però da domandarsi: c'è qualcuno che ha mai visto un capello energizzato o energico? E in che modo il capello può manifestare la sua energia? Forse nel drizzarsi sulla testa quando si trovi di fronte a simili bestialità...
FACOLTIZZARE - v. tr. (io facoltìzzo, ecc.). Come si può intuire significa "concedere a qualcuno una facoltà, ovvero il potere di compiere o meno, a sua scelta, una determinata azione".
Questo neologismo è orribile prima di tutto perchè inutile, in quanto esiste già il verbo autorizzare che ha fin qui svolto egregiamente il suo compito, e in secondo luogo perchè mette a nudo la povertà di linguaggio e la pigrizia mentale di chi lo usa, e che vorrebbe la stessa radice per sostantivi, verbi e aggettivi perché non ha voglia di pensare per trovare il verbo giusto.
L'esempio si può trovare (ovviamente con qualche modifica) in Dumas, e precisamente nel salvacondotto che il Cardinale Richelieu consegnò a Madame X e che le costò il collo: "IL LATORE DELLA PRESENTE E' FACOLTIZZATO A FARE CIO' CHE FARA' PER ORDINE MIO E NELL'INTERESSE DELLA FRANCIA".
Ecco, se Dumas avesse scritto una cosa del genere sarebbe stato rinchiuso nella fortezza con una maschera di ferro, e i Pantagruelisti conserverebbero le chiavi.
FAXARE - v. tr. (io faxo, ecc.), usato col significato di "inviare, spedire per fax".
Es.: FAXATE I VOSTRI MESSAGGI AL NUMERO ... !
Forse questo vocabolo dovrebbe essere già considerato un neologismo. Esso bilancia, inoltre, la sua bruttezza con il vantaggio di condensare una frase intera in una sola parola. Anche se, come spesso accade per i neologismi "tecnici", la parola mantiene un carattere neutro e completamente privo di sfumature.
FIDELIZZARE - v tr. (io fidelizzo, ecc.), usato nel significato di "far affezionare", "far divenire fedele".
Es. (tratto da una rivista semispecializzata distribuita nelle farmacie di Roma): FIDELIZZARE LA CLIENTELA.
Anche nella non meno disgustosa forma fidelizzazione (nella stessa rivista).
FOCHEGGIARE - v. tr. (io fochéggio, ecc.). Lo stesso che focalizzare, ossia "mettere a fuoco con uno strumento ottico". E' perlomeno singolare che per "focalizzare" (termine inizialmente tecnico) si sia mantenuta l'estensione del significato (come in "focalizzare un'idea", "un argomento", ecc.), mentre si sia perso quasi completamente il senso originario.
"Focheggiare" è costruito direttamente dal sostantivo, secondo la classica regola della lingua inglese. Tra l'altro, anche in inglese, esiste sia to focalize, sia to focus e, naturalmente, il secondo è il più tecnico e diffuso dei due.
Notata anche la ridicola variante Fochettare (mettere a fuoco attraverso piccoli movimenti) nel gergo dei microscopisti.
FRESCOSITA’ - s. f. Nome derivante dalla fantasia malata dei soliti pubblicitari, usato per indicare in modo simpatico e originale (pensano loro) la freschezza, un nome effettivamente troppo abusato (visto che è usato per tutti gli alimenti, i detergenti intimi e Dio sa cos’altro).
Udito nel fessissimo es. NELLA CARAMELLA COL BUCO PUO’ PASSARE LA FRESCOSITA’... In fin dei conti, come ci si può facilmente immaginare, la frescosità è solo una frescaccia, e lo spazio che le abbiamo dedicato in questo dizionario è già troppo.
GENITALITA’ - s. f.. Rappresenta il peggio del peggio, l'infimo (per ora) livello dell'amore fisico. La parte "animale" della sessualità.
Es., tratto da programmi televisivi culturali: "LA SESSUALITA' NON DEVE ESSERE SOLO GENITALITA' E LA GENITALITA' MEDESIMA, SE ILLUMINATA DALL'AMORE, TRAVALICA LA SESSUALITA'...".
Credevamo che sessualità fosse già il gradino basso dell'amore, e non immaginavamo che potesse degradare addirittura in genitalità. Cosa ci aspetta più in basso?
GRAFICARE - v. tr. (io gràfico, ecc.). Riportare in un grafico (generalmente sotto forma di curva, sugli assi cartesiani) una funzione matematica. E' usato dunque dai matematici, ma anche e soprattutto da esperti di sondaggi e statistiche.
Udito, e visto, nell'esempio: "ABBIAMO GRAFICATO I RISULTATI DEL NOSTRO SONDAGGIO..."
IGIENIZZARE - v. tr. (io igienizzo, ecc.). Significa semplicemente "pulire".
Siamo qui ad un altro genere di orrore, il più ipocrita, probabilmente. Mentre, infatti, clacsonare e monoprezzo hanno perlomeno il vantaggio di una certa economia verbale (in un'unica parola si racchiude un concetto altrimenti esprimibile soltanto con una proposizione completa), termini come igienizzare non aggiungono nulla ai più comuni "pulire" o "lavare", ma sono usati come orpelli da quattro soldi solo per fare effetto. E infatti sono usati a piene mani, e senza scrupoli, dalla pubblicità, come nell'es.: IGIENIZZA E LUCIDA I PAVIMENTI.
KARAOKARE - v. intr. (io karaòko, ecc.). Già, per nostra fortuna, desueto. Indica, come si può facilmente arguire, l'atto di "cantare su di una base orchestrale registrata", nello stile del karaoke (termine che già di per sé potrebbe rientrare a pieno titolo nel nostro dizionario, per bruttezza e diffusione). E' pertanto il primo esempio di "orrore al quadrato". E speriamo che non faccia proseliti.
LINFODRENATICO - agg. Grandiosa, eccezionale creazione uscita dal diarroico torrente dell'eloquenza televisiva di una venditrice di vibromassaggiatori (altra parola composta, bruttina anch'essa).
Es.: A UN PREZZO FAVOLOSO, ECCOVI QUI LA FAVOLOSA FASCIA LINFODRENATICA (forse, come lapsus, per "linfodrenante").
Geniale, a suo modo. E soprattutto bellissima risulta la parte finale della parola (-NATICA). Mai parola pubblicitaria ebbe una desinenza tanto appropriata alle immagini dimostrative che accompagnava!
MANICATURA - s. f. Usato dalla solita venditrice televisiva di pentole col semplice significato di "insieme di manici".
Es.: GUARDATE, SIGNORI, LA MANICATURA DI QUESTO TEGAME, evidentemente considerata molto più elegante della corrispondente frase in italiano: GUARDATE I MANICI, ecc..
A prima vista, sopratutto nell'uso televisivo che lo associa a casseruole e tegami, il termine ricorda il nostro verbo arcaico manicare (= mangiare), anche se, accanto alla parossistica agitazione della venditrice, potrebbe far pensare piuttosto alla ben nota parola manicomio.
MICROFONARE - v. tr. (io micròfono, ecc.), molto diffuso in televisione e proferito recentemente, ironia della sorte (oppure insipienza degli uomini), dalla presentatrice di una trasmissione Rai intitolata Parlato semplice.
E’ comune nella locuzione interrogativa: "SEI MICROFONATO?" che vuol dire, pressappoco: "hai con te un microfono?" o, anche, "il tuo microfono è collegato?" Microfonare qualcuno non è quindi nient’altro che l’atto tecnico di fornire un microfono funzionante alla persona in questione.
MONOPREZZO - Agg. invar., esposto in una vetrina di una tintoria del centro di Roma, dove è usato per indicare che per tutti i servizi offerti dal negozio è previsto lo stesso importo.
Questo vocabolo richiama immediatamente alla memoria tutti quei mostriciattoli di composizione moderna - metà greci, metà italiani - entrati a forza nel nostro linguaggio (v. numerologia e parcometro, fino agli analoghi monoposto e monouso) sulla scia di termini relativamente classici, di composizione greco-latina (come ad es. monocolo).
Tuttavia, a voler essere pignoli, in "monoprezzo" c'è anche una scorrettezza etimologica: omoprezzo (o isoprezzo) sarebbe stato più giusto, anche se altrettanto orribile.
MOVIMENTAZIONE - s.f. L'osceno vocabolo si può facilmente osservare nel luogo che più gli è congeniale: sui cassonetti dell'immondizia di Roma. Nei cartelli affissi dal Comune, infatti, si legge: "DIVIETO DI SOSTA PER MOVIMENTAZIONE CASSONETTI".
Non significa altro che "Non sostate avanti ai cassonetti, perché essi devono essere spostati dalla loro sede".
E meno male che il burocratese era finito... Chi sarà mai l'oscuro dipendente comunale che, negli oscuri recessi del suo ufficio, crea, novello Frankenstein, mostriciattoli come denaro divisionale (moneta di piccolo taglio) o come il famigerato obliteratrice?
Notiamo di sfuggita anche la bruttezza del termine "cassonetto" che, grazie al doppio suffisso, è insieme un diminutivo e un accrescitivo, come il Margutte del Pulci che doveva la sua mostruosità al fatto di essere un "gigante nano", o "mezzo gigante".
PATOLOGIZZARE - v. tr. (io patologizzo, ecc.). Udito da un celebre psicologo in TV: "Si deve essere attenti a non patologizzare un paziente..."
Che avra voluto dire? Mah... misteri dei talk show...
E' possibile che l'aspirante orrido neologismo sia stato ricalcato su "colpevolizzare" o "criminalizzare", col significato di "attribuire a qualcuno una patologia sulla sola base di indizi e sospetti sommari".
Questa assimilazione della malattia ad una colpa, sia pure soltanto nell'uso linguistico, potrebbe essere legata - chissà - ad una deformazione professionale dello psicologo...
PERFORMANTE - agg. (derivato dal participio presente del verbo inesistente performare). Parola pubblicitaria anglofona (evidentemente ricalcata sul verbo "to perform") veramente infame. Letteralmente dovrebbe significare qualcosa come "prestante" o "rappresentativa", ma è più probabile che il genio che l'ha coniata volesse intendere "efficiente".
Es.: NOI PROGETTIAMO E PRODUCIAMO CON PASSIONE VETTURE SEMPRE PIU' PERFORMANTI E SICURE.
POSTARE - v. tr. (io pòsto, ecc.). Viene dall'inglese to post, che in origine significava "appiccicare con una puntina (ad es. un messaggio in una bacheca, perché tutti lo leggano)".
Oggi significa inviare posta elettronica ai newsgroup o alle mailing list. Si tratta di un termine nato in internet e che solo in rete può essere utilizzato.
Nell'italiano, che tentiamo di salvare dall'estinzione, si potrebbe sostituire con pubblicare, comunicare. Non esiste comunque un termine esatto che lo definisca, e questo lo riscatta in parte, soprattutto nei confronti dei suoi stretti parenti "faxare" (del quale ci siamo già occupati con un certo disgusto) e "mailare" (che deriva anch'esso dall'inglese to mail e significa inviare un messaggio di posta elettronica).
RACCOGLISTA - s.m. e f. In una ideale classifica degli orrori, questo mostriciattolo potrebbe probabilmente ambire al primo posto, per il suo totale "sprezzo del ridicolo"...
Il "raccoglista", nella mente malata dei pubblicitari, non è altri che colui che raccoglie e conserva i punti dei concorsi a premio: i famigerati microscopici talloncini che accompagnano, ormai, qualsiasi genere di prodotto commerciale, permettendo (dopo mesi e mesi di ininterrotta raccolta) l'accaparramento di un simpatico asciugacapelli o una pratica borsa da viaggio.
RELAZIONARE - (io relaziòno, ecc.). Se gli altri orrori vengono giudicati simili a parole infernali, questo mostruoso verbo può essere, a ragione, considerato come un cerbero, ossia come un mostro a tre teste. Esso segna infatti la comparsa di un nuovo tipo di vocabolo: l'orrore multiplo. "Relazionare" può avere tre diversi significati, tutti e tre, naturalmente, orribili. Li riportiamo in sequenza, a dimostrazione della verità del detto: "Al peggio non c'è mai fine".
1°. RELAZIONARE - v. tr. Significa "mettere in relazione", "stabilire una relazione". Il verbo che, come accade sempre più spesso, è costruito sul sostantivo relazione, è tutto sommato abbastanza inutile, sostituendo il già diffuso, e comunque meno brutto, correlare.
2°. RELAZIONARE - v. intr. "Frequentare", "entrare in relazione". In questo senso è analogo all'ignobile amiciziare degli annunci dei giornali, al quale potrebbe essere liberamente sostituito con effetti altrettanto rivoltanti, come nell'es.: "GIOVANE DISTINTO, BUONA CULTURA, RELAZIONEREBBE CON SIGNORINA BELLA PRESENZA...", ecc.
3°. RELAZIONARE - v. intr. "Riferire", "fare una relazione" (per lo più orale) su qualcosa a cui si è assistito.
Nell'es.: "VAI ALLA RIUNIONE E POI RELAZIONAMI SU QUANTO è STATO DETTO." Terribile.
RENDICONTARE - v. tr. La mostruosità di questo sgorbio è tale da rendere quasi superfluo ogni commento. Il suo ovvio significato è "effettuare un rendiconto, fare un consuntivo". Nel classico es.: HO RENDICONTATO AL CAPOUFFICIO LE SPESE.
Viene spesso utilizzato insieme ad altre parole sgraziate (come quantificare o la sua forma contratta quantizzare, che è addirittura il neologismo di un neologismo) per formare frasi pazzesche, infarcite di orrori del tipo: NELLA QUANTIFICAZIONE DEGLI ESBORSI CHE HO DOVUTO RENDICONTARE HO DIMENTICATO DI QUANTIZZARE IL CHILOMETRAGGIO LIMITANDOMI A FORFETIZZARLO.
RISPARMIOSO - agg. Della serie dei vari comodoso, profumoso, ecc., usati inverecondamente, ormai da decenni, dalla maggior parte dei pubblicitari a corto di idee. Il suo significato è senz'altro quello di "economico", "a buon mercato".
Vista la sua estrema banalità, non avrebbe meritato neppure una citazione, se non fosse stato per la sua contagiosa virulenza che lo ha portato, dagli spot televisivi, a diffondersi fin negli "strilli" di copertina di settimanali e periodici. L'es. più diffuso: VACANZE RISPARMIOSE.
SARTORIALITA' - s.f. Terrificante: uno degli orrori più banali e, nello stesso tempo, deleteri degli ultimi vent'anni. Indicherebbe qualcosa tra la "maestria" e la "professionalità nel campo della moda".
Es. (ripetuto più volte dalle presentatrici delle sfilate di moda): I NOSTRI MAESTRI HANNO DATO PROVA DI UNA ALTISSIMA SARTORIALITA'.
Un bel passo avanti sulla strada dell'ipocrita indoratura linguistica che ha trasformato i nostri vecchi sarti in altrettanti stilisti.
SCANNARE - Scomparso in pochissimo tempo, perché immediatamente sostituito dai più banali ed oggi comunissimi "scannerizzare" e "scansionare". Quando venne alla luce ci divertì non poco, ispirandoci il seguente commento.
SCANNARE - v. tr. (io scanno, ecc.). Da oggi non più prerogativa di maniaci e macellai, destinato anzi a una probabile carriera di neologismo tecnico, il termine sta entrando nel linguaggio dell'informatica (es.: SCANNARE UN'IMMAGINE) col significato di "digitalizzare un'immagine per mezzo di uno scanner".
Simile - per forma e costituzione - ai già visti clacsonare e faxare, come questi ha il vantaggio della sinteticità, ma dobbiamo riconoscere che è un orrore assai più simpatico. Come accadeva in passato con il malocchio e la magia nera, d'ora in poi per scannare il proprio nemico sarà sufficiente una sua fotografia.
SCIOGLIEVOLEZZA - s.f. Qualità riferita a ciò che tende a sciogliersi, che è cremoso e rammollisce facilmente, anche a bassa temperatura (come i 37 gradi della temperatura corporea), quindi che "si scioglie in bocca".
E' utilizzato, come il precedente (di cui è il contrario), in modo incessante, dalla pubblicità di cioccolatini e gelati.
SETIFICATO - agg. derivato dal verbo inesistente setificare.
Udito in uno spot pubblicitario di una crema di bellezza che, ci viene detto, CONTIENE MICROPARTICELLE SETIFICATE. Si può forse considerare come un termine ricalcato sugli ormai affermati plastificato e plastificare. Soltanto che - in questo caso - le microparticelle non sono ricoperte di seta, ovviamente, e l'improprietà del termine dà per l’ennesima volta la misura della ottusa disinvoltura dei pubblicitari, che procedono sempre per semplici assonanze e mai per concetti.
SETOSO - agg. Nel recente esempio pubblicitario (di tematica simile al precedente): "La mia pelle rimane setosa per tutto il giorno" col significato di "simile alla seta". Il vocabolario italiano riporta in qualche caso il termine con questa accezione, ma il termine è assai poco usato, dato che nella maggioranza dei casi si preferisce usare "sericeo".
Nel caso della "pelle setosa", però, l'effetto appare piuttosto umoristico: il più comune significato riportato per il vocabolo è infatti "coperto di setole" (dal lat. saeta = "setola"). Quindi la fanciulla della pubblicità sembra dire che, grazie al tale cosmetico ha la pelle "coperta di setole per tutto il giorno". D'altra parte, donna baffuta...
SETTARE - v. tr. (io setto, ecc.). Maccheronica italianizzazione del verbo inglese to set (ossia "mettere a punto"), la deforme parola si è ormai imposta nel linguaggio comune, in seguito alla sua virulenta e incontrollata diffusione nel gergo tecnico.
Molto comuni, ormai, anche l'aggettivo settato, derivato dal participio passato del verbo, che ha ormai perso completamente il senso originario di "provvisto di setti", e la forma resettare (cioè "ripartire da zero", "regolare di nuovo, annullando la precedente messa a punto").
E' spesso affiancato nella sua opera di dissoluzione linguistica da termini come inizializzare e fasare (anche l'agg. sfasato è diventato comunissimo come termine non tecnico, es.: "OGGI MI SENTO SFASATO").
SOSTANTIVANTE - agg. invar. Nonostante le apparenze, non ha nulla a che fare con la grammatica, né con la "sostantivazione" di aggettivi o verbi. E' stato trovato, al contrario, nella pubblicità delle creme di bellezza al collagene. Nell'esempio "crema sostantivante", col significato "che dà sostanza", ossia "che conferisce volume e compattezza alla cute".
SPESSORATO - agg. brutto quanto il precedente e abbastanza simile come costruzione, derivando dall'inesistente (per fortuna) verbo spessorare.
Notato su una scatola di puzzle per bambini, con il probabile semplice significato di spesso o ispessito, riferito agli elementi del puzzle, non plastificati e comunque spessi, perché stampati su cartoncino.
SPROTETTO - agg. derivato dal verbo inesistente sproteggere. E’ termine da gergo informatico e si riferisce ai dischetti magnetici (o in qualche caso ai file) privi di protezione. Deriva senza dubbio da un maldestro tentativo di traduzione del termine inglese unprotected, che significa, appunto, "non protetto", "indifeso". Qualcuno preferisce la variante improtetto, peraltro ugualmente orrenda e parimenti inesistente.
TEMPIFICAZIONE - s. f.. Parente stretta di "tempistica". E' l'attività strategica di scelta dei tempi in funzione della tempistica. Normalmente la tempificazione riguarda un evento futuro, per cui si tempificano gli interventi in un dibattito (decisione di orario e durata), o gli investimenti in un programma industriale e finanziario etc. E' tuttavia possibile che a qualcuno venga chiesto di tempificare un accadimento del passato. Se vi chiedessero una cosa del genere tutto quello che dovrete fare, dopo i comprensibili conati di vomito, sarà di mettere in ordine cronologico i fatti.
TEMPISTICA - s. f.. Se proprio volete sapere cosa significa (ma ne siete davvero sicuri?) questo orrore definisce l'insieme dei tempi, siano date o orari, nei quali un certo programma viene realizzato.
Può essere futura o passata: "la tempistica del congresso sarà la seguente, alle ore 9 saluto ai partecipanti, alle 9, 30 relazione introduttiva, alle...". Se invece di tempistica, in questo caso si fosse usato il termine "programma" nessuno si sarebbe offeso, tanto meno la lingua italiana.
Se usato con riferimento a un evento passato, invece, l'orrore muta aspetto, rivelandosi, con tale metamorfosi, ancora più disgustoso e volgare, in quanto esso costituisce il tentativo di assassinio di un termine nobilissimo, la tempistica di un evento passato e' infatti la sua "cronologia", il resoconto con riferimento al tempo in cui i fatti narrati avvennero.
TERMINALIZZARE - v. tr. (io terminalizzo, ecc.) Non significa, come si potrebbe supporre dopo aver letto l'orrore precedente, attribuire una malattia terminale ad un paziente. Questo non è, infatti, un mostriciattolo medico, ma - ovviamente - uno dei soliti "orrori informatici".
Altrettanto ovviamente, significa "trasferire dei dati da un computer centrale ad un terminale".
TRANSITARE - v. tr. Il gergo bancario ha trasformato questo termine (che con il suo abituale significato ha pieno titolo di cittadinanza nelle migliori espressioni del nostro liguaggio) in qualcosa di insensato. Il verbo, passato a termine tecnico, diventa transitivo (transitare-transitivo: orrendo anche il gioco di parole) e va ad indicare l’atto di recapitare alcuni documenti a mezzo di una terza persona.
Nella tipica frase: IL CONSULENTE DEL SIG. ROSSI HA TRANSITATO LE PROCURE IN SEDE, si vede che il documento è del cliente Rossi e che serve alla sede, ma soprattutto che il latore (colui che lo ha "transitato") è una terza persona.
Si tratta di un orrore dei più subdoli in quanto, non solo può essere sostituito con parole già esistenti (recapitare, consegnare, ecc.), ma crea anche confusione col suo reale significato che, come già detto, è ben diverso.
VERANDATO - agg. Termini come balconato e terrazzato, riportati in precedenza, hanno figliato, producendo questo sgorbio che - evidentemente riferito ad un appartamento - significa semplicemente "provvisto di veranda". Non se ne conosce ancora la variante al superlativo verandatissimo.
Di questo passo si giungerà a scrivere negli annunci cucinato e bagnato per dire "dotato di cucina e bagno"?
VOLTURARE - v. tr. (io voltùro, ecc.). Si tratta di termine di uso ormai corrente e forse il grido di allarme di Pantagruele è tardivo...
Si usa con la preposizione "a": "volturare a qualcuno qualcosa". Significa sostituire l'intestatario, il titolare di un diritto o di una posizione: si voltura il contratto della luce da Tizio a Caio.
Il termine trae origina dal suo letterale significato, in quanto per cambiare l'intestazione di un documento si annotava su di esso, generalmente sul retro, dopo averlo voltato, il nome del nuovo titolare. Oggi si voltura la licenza del negozio di scarpe, ma anche di una libreria.
Il termine merita la citazione nella nostra galleria prima di tutto per ragioni estetico-fonetiche (fa schifo) e poi perchè manifesta anch'esso la pigrizia dell'ignoranza, la discesa della lingua (astrazione) negli inferi del fatto (concretezza). Non è più il linguaggio che descrive il gesto, ma il gesto che diventa espressione linguistica.
ZONIZZAZIONE - s.f. Ormai entrato (ahinoi) nel linguaggio corrente ed accettato da diversi dizionari come neologismo, significa: "dividere un territorio (per lo più un'area urbana) in numerose zone con funzioni differenziate". Con la stessa accezione, esisteva già il brutto vocabolo "zonazione".
Lo citiamo, comunque, in questa sede in quanto orripilante termine, ed anche e soprattutto in considerazione della cacofonica allitterazione provocata dall'eccesso di "Z".
Mostruosi vocaboli che,
partoriti da pubblicitari dementi
e caratterizzati da un'incontenibile aspirazione
a diventare neologismi,
affollano ormai senza alcun controllo
il nostro linguaggio quotidiano
(quando non tentino di introdursi
anche nel tempio sacro del vocabolario ufficiale).
Orrendi vocaboli che,
più che inquinare,
stanno ormai letteralmente
inglobando buona parte
del nostro linguaggio comune.
mortiferi orrori che,
siccome velenose amanite,
continuano a spuntare ogni giorno
nel putrido sottobosco
del nostro lessico abituale
Menu di sezione: