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Il 6 ottobre del 1924 andò in onda la prima trasmissione radiofonica italiana. Erano le ore 21 quando una voce femminile dai microfoni della neonata URI (Unione Radiofonica Italiana) annunciò l’inizio delle trasmissioni. Il primo programma fu un concerto presentato da Ines Viviani Donarelli, moglie del direttore artistico della società, e da uno dei quattro musicisti che eseguirono musiche di Haydn. Si è molto discusso sulla primogenitura di questo storico annuncio, per molti anni attribuito a Maria Luisa Boncompagni. La verità venne alla luce solo nel 1997 quando Barbara Scaramucci, grazie al ritrovamento negli archivi Rai di Firenze del documento originale, dimostrò che la voce del primo annuncio dell’URI fu quella di Viviani Donarelli, moglie del direttore artistico della società, e non quella di Maria Luisa Boncompagni.

“Uri, Unione Radiofonica Italiana; 1 erre o; stazione di Roma …”
segue l'elencazione dei musicisti che eseguirono il concerto
“… Ines Viviani Donarelli, che vi sta parlando.”

Quest’ultima parte verrà per ragioni oscure tagliata dai documenti registrati. Nonostante il mancato battesimo tuttavia dobbiamo considerare Maria Luisa Boncompagni, a tutti gli effetti come la prima annunciatrice radiofonica italiana, capostipite di una lunga generazione di fini dicitori.

L’URI, che nel 1928 si trasformò in EIAR, fu la prima società di gestione del servizio radiofonico nazionale. L’Unione Radiofonica Italiana era a capitale misto pubblico e privato, nata dalla fusione della SIRAC (Società Italiana Radio Audizioni Circolari) e la Radiofono del gruppo Marconi, con la partecipazione dell’industria privata. Nel capitale della società era presente anche la Fiat e non fu un caso che il primo presidente della concessionaria fu Enrico Marchesi, già direttore centrale della casa automobilistica di Torino. Marchesi fu affiancato dal direttore generale Raoul Chiodelli, ed entrambi furono sotto la diretta dipendenza del ministero delle Comunicazioni.

Nel 1909 era stato fondato dall’ing. Luigi Ranieri l’Araldo Telefonico, un servizio di telefonia circolare che si avvaleva di un apparecchio telefonico e di una cuffia, sull’esempio del Telefon Hirmondo di Budapest inaugurato nel 1893. Un segnale acustico, che attraverso il Regio Osservatorio del Collegio Romano segnalava ai suoi abbonati l’ora esatta (vanto dell’epoca), indicava l’inizio del radiogiornale, gestito dall’agenzia Stefani. L’Araldo Telefonico che negli anni dieci si era arricchito di un palinsesto giornaliero di notizie e spettacoli, di fatto morì con la nascita dell’URI, ma va a tutti gli effetti annoverato come il primo esempio di broadcasting italiano. Alla fine della prima guerra mondiale gli esperimenti sulla radiofonia si moltiplicarono e il 20 marzo del 1924 la società Radiofono impiantò a Roma, a Centocelle, una stazione per le trasmissioni di prova. Il primo palinsesto della neonata URI aveva una durata di due ore (20.30 – 22.30) e comprendeva programmi musicali, informazioni meteo ed economiche, notiziari. Per ascoltare la radio si doveva sottoscrivere un abbonamento, o meglio si doveva pagare una tassa. Il pagamento del canone e la pubblicità commerciale dette vita ad un sistema di doppio finanziamento che, malgrado le critiche rivolte da più parti, è rimasto invariato fino ai giorni nostri. Alla fine del 1924 gli abbonati alla radiofonia erano circa 15.000, cinque anni dopo se ne contavano 26.000.

Nel 1939 gli abbonati erano circa un milione e duecentomila.
Come era stato possibile che in quindici anni, nonostante l’aumento costante del canone, gli utenti della radio arrivassero ad una cifra così alta, considerando anche che attorno ad un apparecchio radiofonico, che corrispondeva ad un abbonato, si riuniva spesso un’intera famiglia ? Il fascismo fece la sua parte. Mussolini dedicò sempre una grande attenzione al sistema dell’informazione, anche se il suo accostamento alla radio non fu repentino. A cavallo degli anni 20 e 30, dopo l’iniziale diffidenza nei confronti del nuovo mezzo, Mussolini capì che la radio poteva essere un efficace strumento di propaganda. Promosse numerosi progetti fra cui ricordiamo l’Ente Radio Rurale che si avvaleva dello slogan “una radio per ogni villaggio”. Anche se la conquista del pubblico di massa avvenne negli anni ’40 e ’50, già durante il fascismo la radio ebbe un ruolo rilevante nella società italiana. Per favorire la diffusione capillare dei discorsi del Duce e della politica di propaganda del ministero della Cultura Popolare, l’EIAR mise in atto un piano di potenziamento su tutto il territorio nazionale. Nel 1930 entrò in funzione la Stazione Roma di Santa Palomba da 50 Kw, tra le più potenti d’Europa; nel 1931 venne attuato il nuovo piano di ampliamento della rete estendendola, grazie all’entrata in funzione della stazione di Roma Prato Smeraldo a onde corte, anche alle colonie; nel 1932 fu inaugurato il palazzo EIAR di via Montello, con sette auditori e uffici amministrativi; nello stesso anno entrò in funzione la seconda stazione di Milano da 50 Kw; nel 1936 venne inaugurata una nuova antenna a Roma Santa Palomba, dell’altezza di 265 metri, seconda in Europa per capacità di servizio.

Anche i programmi, parallelamente allo sforzo tecnologico, fecero il salto di qualità: nel 1933 l’EIAR creò l’etichetta discografica CETRA S.p.A. (nel 1957 FONIT-CETRA, nel 1987 NUOVA FONIT-CETRA) per la diffusione di musica registrata; nello stesso anno venne istituito il Centro Radiofonico Sperimentale, una scuola di formazione per professionisti del settore; sempre nel 1933 andò in onda la prima radiocronaca calcistica: Nicolò Carosio dal Littoriale di Bologna raccontò dal vivo agli italiani l’incontro Italia-Germania (3-1); in ogni scuola fu installato un apparecchio ricevente per ascoltare la trasmissione. Il Natale di Roma e la Festa del Lavoro; nel 1934 sempre per le scuole fu trasmesso Il Duce e i Bimbi, a maggio venne seguito in diretta il XXII Giro d’Italia, e dal 27 maggio al 10 giugno il campionato del Mondo di calcio; il 18 gennaio del 1939 si esibirono i vincitori del concorso “Voci Nuove”, e ad ottobre, a dimostrazione di quanto Mussolini tenesse oramai in grande considerazione il mezzo radiofonico, fu indetto un referendum per la rilevazione delle preferenze di ascolto.


Alla fine degli anni trenta l’EIAR raggiungeva l’intero territorio nazionale e, grazie alle onde corte, si spingeva oltre, nelle colonie, nel bacino del Mediterraneo, in Etiopia, a Mosca. Negli anni della guerra la radio dimostrerà agli italiani di saper varcare anche i confini ideologici, le barriere politiche imposte dal fascismo.


Strumento di propaganda in mano al morente regime, ebbe un ruolo fondamentale nella guerra partigiana con i messaggi cifrati in lingua italiana di Radio Londra, preceduti da tre suoni cupi di tamburo, fino all’annuncio di “Radio Milano Libera” in cui si dichiarava che il Comitato di liberazione dell’Alta Italia aveva dato l’ordine di insurrezione generale e aveva assunto i pieni poteri civili e militari. Sarebbe impossibile in questo nostro breve excursus parlare dettagliatamente di tutte le iniziative e i protagonisti che caratterizzarono i primi due decenni della radio italiana. Un ruolo fondamentale lo svolsero gli annunciatori, onnipresenti negli studi radiofonici fin dalle origini e solo dagli anni settanta-ottanta relegati a mansioni marginali. Il loro compito nella radio di quegli anni, come lo fu nei decenni successivi, era quello di dare dignità linguistica alle trasmissioni, avvalendosi di modelli di dizione unificati, senza cadere mai nel dialettismo e nel personalismo, nel rispetto delle regole di uno standard linguistico mutuato dai dettami della drammaturgia già in vigore dalla fine dell’Ottocento.


Alla già citata Maria Luisa Boncompagni (1892-1982), impeccabile nella lettura, capace sia nel ruolo istituzionale di annunciatrice e di presentatrice, che in quello di attrice (come avvenne in occasione del primo radiodramma della radio italiana, La partita a Scacchi, di Giacosa) ricordiamo, fra i pionieri, un nome per tutti, quello di Guido Notari (1893-1957) che con il suo stile inconfondibile raggiunse una popolarità paragonabile ai divi televisivi di oggi.


Dalla premessa della Garzantina sulla Radio (Enciclopedia della Radio Garzanti, a cura di Peppino Ortoleva e Barbara Scaramucci), un testo che consigliamo a tutti coloro interessati all'argomento, leggiamo:

“ La radio è oggi in Italia il secondo mezzo di comunicazione, subito dopo la televisione, in termini di pubblico: secondo i dati più recenti, l’ascoltano in media tutti i giorni oltre 36 milioni di persone. Le emittenti attive nel nostro paese sono circa 1300, e il settore radiofonico assorbe ogni anno circa 450 milioni di euro di soli fatturati pubblicitari. Vi lavorano come dipendenti a tempo pieno o con forme di collaborazione più instabili, attorno alle 15.000 persone. Anche negli altri paesi europei la radio è un mezzo tra i principali per pubblico e investimenti. Nonostante la sua indiscutibile importanza, il fenomeno radio è tra i meno conosciuti e tra i meno sistematicamente esplorati dell’universo dei media. (…) “


 
 
 
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