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CINEMA > IL CINEMA MUTO
La grande industria cinematografica americana molto spesso ha maltrattato i propri figli. Alle prime difficoltà, ai primi sospetti di un qualsiasi atteggiamento non conforme allo spietato codice dello star system, non ha fatto di meglio che abbandonarli a se stessi. E' successo persino al grande Charlie Chaplin, quando la società americana, che fino a pochi anni prima lo aveva idolatrato, lo accusò negli anni '50, in pieno maccartismo, di filocomunismo. E' successo al grande Orson Welles, per aver pestato i piedi ad un magnate dell'industria. E' successo a molti altri, veri talenti, costretti ad abbandonare le proprie carriere, a volte il proprio paese, per morire dimenticati da tutti. Ma forse la storia di Roscoe "Fatty" Arbuckle, fra tutte le storie nella nascente industria di Hollywood, è quella più drammatica.
la Keystone nel 1913 assunse Roscoe Arbuckle per una serie di cortometraggi, sotto la guida di Mark Sennett. Nel giro di pochi anni l'attore si guadagnò l'appellativo di Fatty, per via del suo peso forma che oscillava sui 130 chili. Era il grasso sorprendentemente agile delle comiche che facevano impazzire le platee in quegli anni, mentre l'industria di Hollywood esportava in tutto il mondo i suoi prodotti. Roscoe non era secondo alle stelle dei suoi tempi come Charlie Chaplin e Buster Keaton, al quale fu sempre legato da profonda amicizia. La Paramount nel 1919 lo scritturò con un contratto di un milione di dollari l'anno. Era l'apice della sua carriera, destinata a interrompersi nel 1921 in seguito ad uno scandalo che sconvolse l'opinione pubblica americana.
Durante una festa al St.Francis Hotel di San Francisco una delle ragazze invitate da Roscoe, l'attrice Virginia Rappe fu colta da malore a causa di un'intossicazione da alcol e stupefacenti. Tre giorni più tardi la ragazza morì. La stampa non perse l'occasione per fare dell'incidente uno scandalo sulla lussuriosa vita delle star del cinema. Roscoe fu ingiustamente accusato di omicidio e stupro, nonostante il medico non rilevò segni di violenza sul corpo della ragazza. I processi si protrassero per due lunghi anni e scagionarono definitivamente Roscoe Arbuckle da qualsiasi accusa, malgrado gran parte dell'opinione pubblica, fomentata dalla stampa, continuasse ad invocare la pena di morte per l'attore. Le accuse nei suoi confronti risultarono infondate, ma la sua carriera ne uscì a pezzi. Sono in molti fra gli storici cinematografici a descrivere la fine della carriera di Fatty come una delle più gravi tragedie dell'industria cinematografica americana. Hollywood vietò ai propri membri di presentarsi ai processi contro Roscoe Arbuckle, e in seguito lo abbandonò al suo destino. Solo l'amico Buster Keaton, infrangendo le regole, testimoniò in aula, descrivendo l'accusato una persona mite, dall'animo candido.
Roscoe era un uomo finito, attorno a lui si fece il vuoto. Si rifugiò nell'alcol, divorziò, si risposò e divorziò di nuovo. Hollywood si ricordò di lui solo alla fine degli anni venti, quando il cinema stava subendo la grande rivoluzione del sonoro, che avrebbe fatto altre vittime illustri proprio come il suo amico Buster Keaton. Roscoe realizzò per la Warner Bros alcuni cortometraggi utilizzando però lo pseudonimo di Will B. Goodrich, perché il suo nome anche a distanza di tempo continuava ad essere ritenuto "scomodo". Nel 1933 gli fu proposto finalmente di girare un lungometraggio utilizzando per la prima volta dopo 13 anni il suo vero nome. Ma era troppo tardi. La sera stessa in cui firmò il contratto morì nel suo letto d'infarto. C'è chi disse che morì di crepacuore. Aveva solo 46 anni.
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