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le origini

storia cinema

Avrete sicuramente notato l'effetto ottico prodotto agitando un tizzone infuocato. In quell'effetto, che trasforma un punto in una linea di fuoco, si cela il segreto del cinema. La cosiddetta persistenza retinica, che permette alle immagini impresse nella nostra retina di non scomparire immediatamente, fu oggetto di studi fin dall'antichità. Avvalendosi anche delle ricerche su quello che possiamo considerare un "difetto" del nostro occhio, effettuate anche da Newton, fu creato nel 1825 da Filton e dal dottor Paris il TAUMATROPIO, cioe' un disco che reca da entrambi i lati due disegni che si sovrappongono alla nostra vista quando lo si fa girare velocemente. In realtà non era una vera e propria macchina per l'animazione, non ricostruiva nessun movimento, ma creava l'illusoria sovrapposizione di due immagini. Era un giocattolo molto semplice, un disco di cartone con due immagini disegnate rispettivamente una su una faccia e una sull'altra.Fatto ruotare intorno al diametro preso come asse per mezzo di un bastoncino.

Nel 1830 fu creata la RUOTA DI FARADAY, ispirata allo stesso meccanismo, che sarà d'esempio per i pionieri del cinema. Questi apparecchi, fabbricati nelle principali capitali d'Europa, provenivano dai numerosi laboratori di fisica dell'epoca, e spesso erano destinati a diventare giocattoli.

ZOOTROPIO
- Chiamato anche " ruota del diavolo" o "tamburo magico", consiste in una specie di cilindro di legno o di metallo, con un' apertura in alto e fessure verticali sui lati, che gira in senso orizzontale sul proprio asse mentre all'interno e' avvolta in cerchio una striscia di oltre 50 immagini.


Lo ZOOTROPIO del 1834, creato dall'inglese W.G.Horner per la prima volta riporta i disegni su una striscia di cartone, e non su un disco. Per parlare di cinema però bisogna aspettare la messa a punto della nuova tecnica fotografica, che nasceva proprio negli anni dei primi esperimenti di fisica di cui abbiamo parlato. Esperimenti che non utilizzando immagini fotografiche, possiamo definire come antesignani dei cartoni animati, così come era già successo con la lanterna magica descritta nel XVII secolo dal gesuita Kircher.

La prima foto di Niepce e' del 1823 e si intitola "la tavola apparecchiata". Per realizzarla furono necessarie quattordici ore di posa. Va da sé che per la nascita del cinema bisognava attendere "l'istantanea"; eppure in alcuni laboratori già dal 1951 si cominciò a lavorare attorno alle fotografie in movimento. Essendo ancora lunghi i tempi di esposizione delle pellicole, si adottò un sistema a "pose successive", cioè lastre non impressionate durante il movimento del soggetto, ma costringendo il soggetto stesso a varie, a volte estenuanti, pose. Ma le cose erano destinate a cambiare nel giro di pochi decenni.

Nel 1872 l'inglese Muybridge a San Francisco, realizzò la prima ripresa utilizzando un'ingegnosa apparecchiatura. Leggiamo dalla "Storia del Cinema Mondiale" di Georges Sadoul: - Lungo una pista su cui correvano alcuni cavalli erano sistemate ventiquattro cabine, delle camere oscure nelle quali ventiquattro operatori dovevano preparare, a un determinato segnale, ventiquattro lastre di collodio umido. Una volta caricati i ventiquattro apparecchi, si lanciavano i cavalli sulla pista, e questi si fotografavano da soli spezzando i fili disposti sul percorso.

Nel 1888 il fisiologo E.J.Marey, facilitato dall'uscita in commercio delle lastre fotografiche alla gelatina bromurata, presentò alla Académies des Sciences le riprese effettuate su quella che definiremo la prima macchina cinematografica: il CRONOFOTOGRAFO. Esso si avvaleva, nella versione più recente, dei nuovi rotoli di pellicola messi in commercio dalla Kodak ed era uno strumento facile da trsportare.

Cronofotografo . Le immagini realizzate con il "Cronofotografo" di Marey venivano incollate su un disco. Attraverso questo sistema, successivamente si proiettava o si osservava individualmente la sequenza con il Fonoscopio .



Il CRONOFOTOGRAFO era del tutto simile ad un fucile nella cui canna erano sistemate le lenti. Un tamburo girevole, azionato da un meccanismo ad orologeria, faceva scorrere le varie lastre che, girando in tempi prestabiliti. si trovavano l'una dopo l'altra di fronte all'obbiettivo e di conseguenza venivano impressionate .

Questo marchingegno era in grado di impressionare sino a 12 lastre al secondo. Oltre alla versione a lastre, come abbiamo detto, fu costruita anche una versione a pellicola con un incremento del numero di "fotogrammi" impressionati al secondo; nella suddetta versione il Cronofotografo (o anche Fucile Fotografico) riusciva ad impressionare sino a 100 fotogrammi al secondo.

Fu Edison a far giungere il cinema ad una svolta, creando il formato 35mm con quattro paia di perforazioni ogni fotogramma. Edison, assieme all'inglese Dickson, si occupò del CRONOFOTOGRAFO di Marey e lo perfezionò introducendo l'impiego di pellicole di celluloide perforate.

In tutto il mondo si moltiplicarono le proiezioni cinematografiche. Nessuna però ottenne il successo del CINEMATOGRAPHE dei fratelli Lumiere, che iniziarono i loro spettacoli il 28 dicembre 1895 al Gran Café del Boulevard Des Capucines. I Fratelli Lumiere assieme al padre, che avevano una fabbrica di prodotti fotografici a Lione, avevano già effettuato precedentemente altre proiezioni sperimentali.


Nel 1896 gli apparecchi brevettati erano centinaia: Lumiere, Paté, Melies, Gaumont, Edison, Biograph… e migliaia di spettatori, ogni sera, affluivano eccitati nelle sale di proiezione di tutto il mondo. Ma il nuovo CINEMATOGRAPHE dei Lumiere (che era a un tempo macchina da presa, proiettore e macchina da stampa) superava di gran lunga tutti gli altri concorrenti. E fu soprattutto la novità dei soggetti filmati, più che l'innovazione tecnologica, ad assicurare ai Lumiere un vero e proprio trionfo.

 
 
 
 
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