Orrendi vocaboli che,
più che inquinare,
stanno ormai letteralmente
inglobando buona parte
del
nostro linguaggio comune.
DOPATO - agg.
Orrore che assurge di tanto in tanto ai fasti della demenza giornalistica, in
seguito a vicende di giustizia sportiva. E’ un anglicismo piuttosto brutto,
accettato da alcuni dizionari (insieme alle varianti dopaggio, dopare,
doparsi) sulla scorta dell'ormai universale anti-doping. Naturalmente
significa "trattato con sostanze non consentite in grado di migliorare le
prestazioni sportive".
Noi, però, troviamo preferibili le forme gergali gonfiato e pompato,
che hanno il pregio di una sfumatura interessantissirna con cui mettono in luce
l’inconsistenza del risultato sportivo raggiunto.
SARTORIALITA' - s.f. Terrificante:
uno degli orrori più banali e, nello stesso tempo, deleteri degli ultimi
vent'anni. Indicherebbe qualcosa tra la "maestria" e la
"professionalità nel campo della moda".
Es. (ripetuto più volte dalle presentatrici delle sfilate di moda): I NOSTRI
MAESTRI HANNO DATO PROVA DI UNA ALTISSIMA SARTORIALITA'.
Un bel passo avanti sulla strada dell'ipocrita indoratura linguistica che ha
trasformato i nostri vecchi sarti in altrettanti stilisti.
ASSORBENZA - s.f. Qualità
indispensabile a pannolini, carta da cucina, cotone idrofilo, ecc. Significa
"tendenza e capacità di assorbire e trattenere liquidi", ma dà anche
l'idea di una forza o potenza assorbente.
Il mostriciattolo viene pronunciato da voci impostate, negli spot pubblicitari,
per dare al tutto una finta aura scientifica. "I PANNOLINI che TRATTENGONO
IL BAGNATO" è solo l'opinabile osservazione di una persona comune, ma
quando si parla dell'ASSORBENZA come di una grandezza fisica, allora c'è poco
da discutere!
ENERGIZZANTE - agg. derivato
dall'inesistente verbo energizzare. Dal chiaro significato: "che
fornisce energia".
Usato, manco a dirlo, dalla pubblicità, come nell'es.: SHAMPOO ENERGIZZANTE (si
sarebbe potuto dire semplicemente rinforzante, ma - si sa - l'energia è
tutt’altra cosa).
Ora verrebbe però da domandarsi: c'è qualcuno che ha mai visto un capello
energizzato o energico? E in che modo il capello può manifestare la sua
energia? Forse nel drizzarsi sulla testa quando si trovi di fronte a simili
bestialità...
DIFFICOLTARE - v. tr. (io difficòlto
- oppure io diffìcolto, chissà -, ecc.) pronunciato anni fa da un celebre uomo
politico, durante una conferenza stampa con i giornalisti stranieri, nell'es. SE
CI FOSSE STATO UN NUMERO SUPERIORE DI FOTOGRAFI, I LAVORI DELLA CONFERENZA NE
SAREBBERO STATI DIFFICOLTATI.
Non avremmo dato risalto a questo termine (visto che il politico in questione
dice anche di peggio ed è già molto che abbia azzeccato il congiuntivo), se
attraverso di esso non si rivelasse indirettamente una tendenza abbastanza
diffusa nell'italiano imbastardito dei nostri tempi. Ci riferiamo all'uso dei
vari gerghi tecnici che sta portando - acquisita ormai come legittima
l'importazione di termini anglofoni - ad introdurre, senza batter ciglio, anche
le corrispondenti regole grammaticali (basti pensare ai plurali maccheronici
ottenuti aggiungendo il suffisso "s", come in "bars",
"films", ecc.). In questo caso si tratta della costruzione di
un verbo su di un sostantivo, fenomeno abbastanza comune in inglese, come pure
nelle lingue che hanno una grammatica più semplice della nostra.
SETIFICATO - agg. derivato dal verbo
inesistente setificare.
Udito in uno spot pubblicitario di una crema di bellezza che, ci viene detto,
CONTIENE MICROPARTICELLE SETIFICATE. Si può forse considerare come un termine
ricalcato sugli ormai affermati plastificato e plastificare.
Soltanto che - in questo caso - le microparticelle non sono ricoperte di seta,
ovviamente, e l'improprietà del termine dà per l’ennesima volta la misura
della ottusa disinvoltura dei pubblicitari, che procedono sempre per semplici
assonanze e mai per concetti.
SPESSORATO - agg. brutto quanto il
precedente e abbastanza simile come costruzione, derivando dall'inesistente (per
fortuna) verbo spessorare.
Notato su una scatola di puzzle per bambini, con il probabile semplice
significato di spesso o ispessito, riferito agli elementi del puzzle, non
plastificati e comunque spessi, perché stampati su cartoncino.
KARAOKARE - v. intr. (io karaòko,
ecc.). Già, per nostra fortuna, desueto. Indica, come si può facilmente
arguire, l'atto di "cantare su di una base orchestrale registrata",
nello stile del karaoke (termine che già di per sé potrebbe rientrare a
pieno titolo nel nostro dizionario, per bruttezza e diffusione). E' pertanto il
primo esempio di "orrore al quadrato". E speriamo che non faccia
proseliti.
MICROFONARE - v. tr. (io micròfono,
ecc.), molto diffuso in televisione e proferito recentemente, ironia della sorte
(oppure insipienza degli uomini), dalla presentatrice di una trasmissione Rai
intitolata Parlato semplice.
E’ comune nella locuzione interrogativa: "SEI MICROFONATO?" che vuol
dire, pressappoco: "hai con te un microfono?" o, anche, "il tuo
microfono è collegato?" Microfonare qualcuno non è quindi nient’altro
che l’atto tecnico di fornire un microfono funzionante alla persona in
questione.
SPROTETTO - agg. derivato dal verbo
inesistente sproteggere. E’ termine da gergo informatico e si riferisce
ai dischetti magnetici (o in qualche caso ai file) privi di protezione. Deriva
senza dubbio da un maldestro tentativo di traduzione del termine inglese unprotected,
che significa, appunto, "non protetto", "indifeso". Qualcuno
preferisce la variante improtetto, peraltro ugualmente orrenda e
parimenti inesistente.
FRESCOSITA’ - s. f. Nome derivante
dalla fantasia malata dei soliti pubblicitari, usato per indicare in modo
simpatico e originale (pensano loro) la freschezza, un nome
effettivamente troppo abusato (visto che è usato per tutti gli alimenti, i
detergenti intimi e Dio sa cos’altro).
Udito nel fessissimo es. NELLA CARAMELLA COL BUCO PUO’ PASSARE LA
FRESCOSITA’... In fin dei conti, come ci si può facilmente immaginare, la frescosità
è solo una frescaccia, e lo spazio che le abbiamo dedicato in questo
dizionario è già troppo.
DUOPOLIO - s.m. Termine di
provenienza e diffusione prevalentemente giornalistica e, conseguentemente,
accettato nell’uso comune dai più ed anche da qualche dizionario. Viene
spesso riferito alla situazione anomala della TV italiana, nelle mani di RAI e
Mediaset.
Ricalca la costruzione della parola monopolio e significa appunto
"doppio monopolio", ossia "regime di mercato in cui un bene, o un
servizio, è fornito da due soli venditori". A parte l’insostenibile
bruttezza del termine, il rispetto dell’origine greca di monopolio,
avrebbe richiesto l’uso del prefisso di- e non duo-.
TRANSITARE - v. tr.
Il gergo bancario ha trasformato questo termine (che con il suo abituale
significato ha pieno titolo di cittadinanza nelle migliori espressioni del
nostro liguaggio) in qualcosa di insensato. Il verbo, passato a termine tecnico,
diventa transitivo (transitare-transitivo: orrendo anche il gioco di
parole) e va ad indicare l’atto di recapitare alcuni documenti a mezzo di una
terza persona.
Nella tipica frase: IL CONSULENTE DEL SIG. ROSSI HA TRANSITATO LE PROCURE IN
SEDE, si vede che il documento è del cliente Rossi e che serve alla sede, ma
soprattutto che il latore (colui che lo ha "transitato") è una terza
persona.
Si tratta di un orrore dei più subdoli in quanto, non solo può essere
sostituito con parole già esistenti (recapitare, consegnare, ecc.), ma crea
anche confusione col suo reale significato che, come già detto, è ben diverso.
RENDICONTARE - v. tr. La mostruosità
di questo sgorbio è tale da rendere quasi superfluo ogni commento. Il suo ovvio
significato è "effettuare un rendiconto, fare un consuntivo". Nel
classico es.: HO RENDICONTATO AL CAPOUFFICIO LE SPESE.
Viene spesso utilizzato insieme ad altre parole sgraziate (come quantificare
o la sua forma contratta quantizzare, che è addirittura il neologismo di
un neologismo) per formare frasi pazzesche, infarcite di orrori del tipo: NELLA QUANTIFICAZIONE
DEGLI ESBORSI CHE HO DOVUTO RENDICONTARE HO DIMENTICATO DI QUANTIZZARE
IL CHILOMETRAGGIO LIMITANDOMI A FORFETIZZARLO.
Mostruosi vocaboli che,
partoriti da pubblicitari dementi
e caratterizzati da un'incontenibile aspirazione
a diventare neologismi,
affollano ormai senza alcun controllo
il nostro linguaggio quotidiano
(quando non tentino di introdursi
anche nel tempio sacro del vocabolario ufficiale).
SETTARE - v.
tr. (io setto, ecc.). Maccheronica italianizzazione del verbo inglese to
set (ossia "mettere a punto"), la deforme parola si è ormai
imposta nel linguaggio comune, in seguito alla sua virulenta e incontrollata
diffusione nel gergo tecnico.
Molto comuni, ormai, anche l'aggettivo settato, derivato dal participio
passato del verbo, che ha ormai perso completamente il senso originario di
"provvisto di setti", e la forma resettare (cioè
"ripartire da zero", "regolare di nuovo, annullando la precedente
messa a punto").
E' spesso affiancato nella sua opera di dissoluzione linguistica da termini come
inizializzare e fasare (anche l'agg. sfasato è diventato
comunissimo come termine non tecnico, es.: "OGGI MI SENTO SFASATO").
MOVIMENTAZIONE - s.f. L'osceno
vocabolo si può facilmente osservare nel luogo che più gli è congeniale: sui
cassonetti dell'immondizia di Roma. Nei cartelli affissi dal Comune, infatti, si
legge: "DIVIETO DI SOSTA PER MOVIMENTAZIONE CASSONETTI".
Non significa altro che "Non sostate avanti ai cassonetti, perché essi
devono essere spostati dalla loro sede".
E meno male che il burocratese era finito... Chi sarà mai l'oscuro dipendente
comunale che, negli oscuri recessi del suo ufficio, crea, novello Frankenstein,
mostriciattoli come denaro divisionale (moneta di piccolo taglio) o come
il famigerato obliteratrice?
Notiamo di sfuggita anche la bruttezza del termine "cassonetto" che,
grazie al doppio suffisso, è insieme un diminutivo e un accrescitivo, come il
Margutte del Pulci che doveva la sua mostruosità al fatto di essere un
"gigante nano", o "mezzo gigante".
ARMADIATO - agg. Con il proliferare
dei miniappartamenti di 45 metri quadrati, attrezzati con l'angolo-cottura e il
bagno ricavato dentro lo sgabuzzino, anche gli annunci economici si adeguano
alle ridotte misure da casa dei puffi.
L'orrore, figlio senza dubbio dei già menzionati balconato e verandato,
significa, ovviamente, "provvisto di armadio" (si suppone
"armadio a muro"), un supplemento di centimetri che in un vano
microscopico può anche avere un'importanza decisiva.
CROCCANTEZZA - s.f. Astrazione,
qualità misurabile, riferita a ciò che è croccante. Utilizzato ormai,
senza alcun freno, dalla pubblicità.
Ci dà l'opportunità di ampliare il nostro elenco, fino a farlo diventare anche
un "dizionario dei sinonimi e dei contrari". I pubblicitari, infatti,
non contenti di tanto obbrobrio, hanno creato anche il contrario di croccantezza,
altrettanto disgustoso (che è riportato di seguito).
SCIOGLIEVOLEZZA - s.f. Qualità
riferita a ciò che tende a sciogliersi, che è cremoso e rammollisce
facilmente, anche a bassa temperatura (come i 37 gradi della temperatura
corporea), quindi che "si scioglie in bocca".
E' utilizzato, come il precedente (di cui è il contrario), in modo incessante,
dalla pubblicità di cioccolatini e gelati.
RELAZIONARE - (io relaziòno, ecc.). Se gli
altri orrori vengono giudicati simili a parole infernali, questo mostruoso verbo
può essere, a ragione, considerato come un cerbero, ossia come un mostro a tre
teste. Esso segna infatti la comparsa di un nuovo tipo di vocabolo: l'orrore
multiplo. "Relazionare" può avere tre diversi significati, tutti e
tre, naturalmente, orribili. Li riportiamo in sequenza, a dimostrazione della
verità del detto: "Al peggio non c'è mai fine".
1°. RELAZIONARE - v. tr. Significa "mettere in
relazione", "stabilire una relazione". Il verbo che, come accade
sempre più spesso, è costruito sul sostantivo relazione, è tutto
sommato abbastanza inutile, sostituendo il già diffuso, e comunque meno brutto,
correlare.
2°. RELAZIONARE - v. intr. "Frequentare", "entrare
in relazione". In questo senso è analogo all'ignobile amiciziare
degli annunci dei giornali, al quale potrebbe essere liberamente sostituito con
effetti altrettanto rivoltanti, come nell'es.: "GIOVANE DISTINTO, BUONA
CULTURA, RELAZIONEREBBE CON SIGNORINA BELLA PRESENZA...", ecc.
3°. RELAZIONARE - v. intr. "Riferire", "fare una
relazione" (per lo più orale) su qualcosa a cui si è assistito.
Nell'es.: "VAI ALLA RIUNIONE E POI RELAZIONAMI SU QUANTO è STATO
DETTO." Terribile.
ADESIVIZZATO - agg., derivato
dall'inesistente verbo transitivo adesivizzare, che dovrebbe significare
"rendere adesivo un materiale che per sua natura non lo è"
(attraverso l'apposizione su una delle sue superfici di colla o gomma adesiva,
appunto).
Una precisazione inutile: basterebbe dire semplicemente "adesivo",
perché, tranne casi rarissimi, tutto ciò che è adesivo lo è diventato
con un processo industriale di adesivizzazione.
CANTIERIZZAZIONE - s. f. Vale
"messa in opera di un nuovo cantiere". Fa bella (si fa per dire)
mostra di sé su lucidi cartelli di autopropaganda posti dentro polverose,
orride stazioni ferroviarie, allo scopo di mostrare come l'ente delle ferrovie
stia attuando un processo di modernizzazione della rete della periferia urbana.
Es.: "LA CANTIERIZZAZIONE DELL'INTERA ZONA E' GIA' STATA ATTUATA".
Con l'uso ponderato di questi bei neologismi, non sembra che il lavoro
progredisca più in fretta?
FOCHEGGIARE - v. tr. (io fochéggio,
ecc.). Lo stesso che focalizzare, ossia "mettere a fuoco con uno
strumento ottico". E' perlomeno singolare che per "focalizzare"
(termine inizialmente tecnico) si sia mantenuta l'estensione del significato
(come in "focalizzare un'idea", "un argomento", ecc.),
mentre si sia perso quasi completamente il senso originario.
"Focheggiare" è costruito direttamente dal sostantivo, secondo la
classica regola della lingua inglese. Tra l'altro, anche in inglese, esiste sia to
focalize, sia to focus e, naturalmente, il secondo è il più tecnico
e diffuso dei due.
Notata anche la ridicola variante Fochettare (mettere a fuoco attraverso
piccoli movimenti) nel gergo dei microscopisti.
CARTACEO - s. m.. Comune nel gergo
romano-ministeriale, dove viene preceduto dall'articolo "er". Il
termine, veramente orribile, deriva dalla contrazione del già brutto
"supporto cartaceo", vale a dire la documentazione che, insieme alle
informazioni inserite nel computer, completa qualsiasi pratica amministrativa.
Nel nostro presente burocratico, il futuro, rappresentato della velocità
fotonica del byte, è appesantito dalla preistoria, dalla necessità
pre-telematica di consultare anche il cartaceo (a proposito di antichità,
è notevole l'assonanza con "cretaceo") che rimane l'unica possibilità,
ormai, per l'impiegato, di rinviare l'adempimento del proprio dovere.
Es.: "CARO SIGNORE, LA SUA PENSIONE "E' GIA' A VIDEO" MA FINCHE'
NON ARRIVA IL CARTACEO NON POSSIAMO LIQUIDARLA; RIPASSI TRA UN
MESE".
FACOLTIZZARE - v. tr. (io facoltìzzo,
ecc.). Come si può intuire significa "concedere a qualcuno una facoltà,
ovvero il potere di compiere o meno, a sua scelta, una determinata azione".
Questo neologismo è orribile prima di tutto perchè inutile, in quanto esiste
già il verbo autorizzare che ha fin qui svolto egregiamente il suo
compito, e in secondo luogo perchè mette a nudo la povertà di linguaggio e la
pigrizia mentale di chi lo usa, e che vorrebbe la stessa radice per sostantivi,
verbi e aggettivi perché non ha voglia di pensare per trovare il verbo giusto.
L'esempio si può trovare (ovviamente con qualche modifica) in Dumas, e
precisamente nel salvacondotto che il Cardinale Richelieu consegnò a Madame X e
che le costò il collo: "IL LATORE DELLA PRESENTE E' FACOLTIZZATO A
FARE CIO' CHE FARA' PER ORDINE MIO E NELL'INTERESSE DELLA FRANCIA".
Ecco, se Dumas avesse scritto una cosa del genere sarebbe stato rinchiuso nella
fortezza con una maschera di ferro, e i Pantagruelisti conserverebbero le
chiavi.
VOLTURARE - v. tr. (io voltùro,
ecc.). Si tratta di termine di uso ormai corrente e forse il grido di allarme di
Pantagruele è tardivo...
Si usa con la preposizione "a": "volturare a qualcuno
qualcosa". Significa sostituire l'intestatario, il titolare di un diritto o
di una posizione: si voltura il contratto della luce da Tizio a Caio.
Il termine trae origina dal suo letterale significato, in quanto per cambiare
l'intestazione di un documento si annotava su di esso, generalmente sul retro,
dopo averlo voltato, il nome del nuovo titolare. Oggi si voltura la licenza del
negozio di scarpe, ma anche di una libreria.
Il termine merita la citazione nella nostra galleria prima di tutto per ragioni
estetico-fonetiche (fa schifo) e poi perchè manifesta anch'esso la pigrizia
dell'ignoranza, la discesa della lingua (astrazione) negli inferi del fatto
(concretezza). Non è più il linguaggio che descrive il gesto, ma il gesto che
diventa espressione linguistica.
GENITALITA’ - s. f.. Rappresenta il
peggio del peggio, l'infimo (per ora) livello dell'amore fisico. La parte
"animale" della sessualità.
Es., tratto da programmi televisivi culturali: "LA SESSUALITA' NON DEVE
ESSERE SOLO GENITALITA' E LA GENITALITA' MEDESIMA, SE ILLUMINATA
DALL'AMORE, TRAVALICA LA SESSUALITA'...".
Credevamo che sessualità fosse già il gradino basso dell'amore, e non
immaginavamo che potesse degradare addirittura in genitalità. Cosa ci aspetta
più in basso?
BOLLETTAZIONE - s. f.. Se dobbiamo
essere sinceri, il vero significato di questo orrore ci sfugge.
E' probabile che descriva l'attività "volta alla compilazione di
bollette", posta in essere da amministratori di stabili o di condomini, i
quali predispongono le ricevute per il pagamento degli oneri che periodicamente
devono esigere (affitti, riscaldamento, ecc.).
Il termine merita la citazione in quanto è anch'esso sintomatico di quella
pochezza mentale, di quella arroganza da "caporali" decurtisiani, che
è madre feconda dei neologismi più barbari.
Quasi percepiamo le unte e verbose espressioni dell'amministratore che (prono
davanti al datore di lavoro e altero nell'imporre ulteriori balzelli ai suoi
umili e vessati sottoposti) include, tra le proprie importanti incombenze, anche
la bollettazione, attività ben più difficile che non la semplice
predisposizione di una ricevuta, e perciò stesso più degna di impegnare il suo
alto ingegno.
mortiferi orrori che,
siccome velenose amanite,
continuano a spuntare ogni giorno
nel putrido sottobosco
del nostro lessico abituale
CERCHIOBOTTISTA
- s. m. e f. Eclatante invenzione linguistica scaturita dalla casereccia
dialettica di un ben noto politico, ex-pubblico ministero di "mani
pulite" del quale non facciamo il nome (perché non ce n'è bisogno). Il
significato è legato al diffuso modo di dire: "un colpo al cerchio e uno
alla botte", usato per indicare colui che ama barcamenarsi tra due
posizioni opposte senza mai sbilanciarsi. Ha qualche parentela con l'altrettanto
brutto "doppiogiochista".
Suggeriamo al noto politico di cui sopra, il quale predilige esprimersi con i
termini della tradizione popolare, che potrebbe in futuro prendere in
considerazione anche neologismi come: perleporcista, manicociurlista,
paloinfraschista, carrobuoista nonché troppovuolnullastringista.
ZONIZZAZIONE - s.f. Ormai entrato
(ahinoi) nel linguaggio corrente ed accettato da diversi dizionari come
neologismo, significa: "dividere un territorio (per lo più un'area urbana)
in numerose zone con funzioni differenziate". Con la stessa accezione,
esisteva già il brutto vocabolo "zonazione".
Lo citiamo, comunque, in questa sede in quanto orripilante termine, ed anche e
soprattutto in considerazione della cacofonica allitterazione provocata
dall'eccesso di "Z".
DOMENICALMENTE - avv. Fetentissimo
neologismo di recente produzione giornalistica sportiva. Costruito sul già
pessimo "settimanalmente", significa "una volta la
settimana, di domenica".
Udito nell'ormai classico esempio: "LE PARTITE DI CALCIO CHE SI GIOCANO
DOMENICALMENTE...", ossia "le partite di campionato".
In effetti, con l'aumento significativo degli impegni di una squadra di calcio
di serie A, "settimanalmente" non basta più a spiegare di che
giorno si tratta. Oggi, oltre che "domenicalmente" si dovrebbe dire
anche "mercoledilmente" per riferirsi agli incontri di Coppa,
che si disputano a metà settimana.
Il problema deve essersi realmente posto ai nostri commentatori sportivi, visto
che qualcuno lo ha elegantemente risolto coniando (con evidente sforzo di
meningi) il nuovissimo orrore "internazionalmente".
RACCOGLISTA - s.m. e f. In una ideale
classifica degli orrori, questo mostriciattolo potrebbe probabilmente ambire al
primo posto, per il suo totale "sprezzo del ridicolo"...
Il "raccoglista", nella mente malata dei pubblicitari, non è altri
che colui che raccoglie e conserva i punti dei concorsi a premio: i famigerati
microscopici talloncini che accompagnano, ormai, qualsiasi genere di prodotto
commerciale, permettendo (dopo mesi e mesi di ininterrotta raccolta)
l'accaparramento di un simpatico asciugacapelli o una pratica borsa da viaggio.
DATORIALE - s.m. Qualifica, ma
sarebbe meglio dire squalifica, una parte in una trattativa sindacale o in una
vertenza giudiziaria. La parte datoriale contrapposta alla parte sociale, come
dire confindustria e sindacato.
Potrebbe essere considerata la figlia brutta e scemina della "parte
padronale". Deriva dalla contrazione ed elisione del più corretto
"parte rappresentante il datore di lavoro". E' anch'essa frutto della
non mai abbastanza censurata, in queste pagine, abitudine ad abbreviare, a
tralasciare, a considerare implicito (ci stava scappando "implicitare"),
in una parola a far riposare il più possibile il poco cervello rimasto sveglio,
per conservarlo ad attività più interessanti come guardare la pubblicità in
televisione e seguirne supinamente i consigli.
GRAFICARE - v. tr. (io gràfico,
ecc.). Riportare in un grafico (generalmente sotto forma di curva, sugli assi
cartesiani) una funzione matematica. E' usato dunque dai matematici, ma anche e
soprattutto da esperti di sondaggi e statistiche.
Udito, e visto, nell'esempio: "ABBIAMO GRAFICATO I RISULTATI DEL NOSTRO
SONDAGGIO..."
CONTENUTISTICO - agg. Riteniamo che
significhi "relativo al contenuto". Viene usato in frasi come "LA
PARTE CONTENUTISTICA DEL MESSAGGIO TELEVISIVO", evidentemente in
contrapposizione alla parte "involucristica" o "apparentistica"
(anche se questi due ultimi per fortuna non li abbiamo ancora mai sentiti).
Con "contenutistico" abbiamo l'occasione di individuare una categoria
di orrori perniciosissima, che potrebbe essere definita pseudo-forbita, alla
quale appartengono tutte quelle bruttezze linguistiche che hanno il solo aspetto
di parole di uso non comune e che vengono utilizzate per dare spessore a
discorsi vani o di scarso pregio. Chi invece utilizza questi termini rivela,
oltre alle consuete povertà di linguaggio e pigrizia mentale, anche un quid
pluris, rappresentato dalla spocchia arrogante e ottusa di far credere ad
altri il contrario. Peraltro con l'aggettivo "contenutistico" ci si
obbliga a cercare un sostantivo che lo sorregga, per cui il semplice
"significato" ad esempio di un racconto può diventarne "la
complicata vicenda contenutistica".
POSTARE - v. tr. (io pòsto, ecc.).
Viene dall'inglese to post, che in origine significava "appiccicare
con una puntina (ad es. un messaggio in una bacheca, perché tutti lo
leggano)".
Oggi significa inviare posta elettronica ai newsgroup o alle mailing list. Si
tratta di un termine nato in internet e che solo in rete può essere utilizzato.
Nell'italiano, che tentiamo di salvare dall'estinzione, si potrebbe sostituire
con pubblicare, comunicare. Non esiste comunque un termine esatto che lo
definisca, e questo lo riscatta in parte, soprattutto nei confronti dei suoi
stretti parenti "faxare" (del quale ci siamo già occupati con un
certo disgusto) e "mailare" (che deriva anch'esso dall'inglese to
mail e significa inviare un messaggio di posta elettronica).
SOSTANTIVANTE - agg. invar.
Nonostante le apparenze, non ha nulla a che fare con la grammatica, né con la
"sostantivazione" di aggettivi o verbi. E' stato trovato, al
contrario, nella pubblicità delle creme di bellezza al collagene. Nell'esempio
"crema sostantivante", col significato "che dà sostanza",
ossia "che conferisce volume e compattezza alla cute".
SETOSO - agg. Nel recente esempio
pubblicitario (di tematica simile al precedente): "La mia pelle rimane
setosa per tutto il giorno" col significato di "simile alla
seta". Il vocabolario italiano riporta in qualche caso il termine con
questa accezione, ma il termine è assai poco usato, dato che nella maggioranza
dei casi si preferisce usare "sericeo".
Nel caso della "pelle setosa", però, l'effetto appare piuttosto
umoristico: il più comune significato riportato per il vocabolo è infatti
"coperto di setole" (dal lat. saeta =
"setola"). Quindi la fanciulla della pubblicità sembra dire che,
grazie al tale cosmetico ha la pelle "coperta di setole per tutto il
giorno". D'altra parte, donna baffuta...
PATOLOGIZZARE - v. tr. (io
patologizzo, ecc.). Udito da un celebre psicologo in TV: "Si deve essere
attenti a non patologizzare un paziente..."
Che avra voluto dire? Mah... misteri dei talk show...
E' possibile che l'aspirante orrido neologismo sia stato ricalcato su
"colpevolizzare" o "criminalizzare", col significato di
"attribuire a qualcuno una patologia sulla sola base di indizi e sospetti
sommari".
Questa assimilazione della malattia ad una colpa, sia pure soltanto nell'uso
linguistico, potrebbe essere legata - chissà - ad una deformazione
professionale dello psicologo...
TERMINALIZZARE - v. tr. (io
terminalizzo, ecc.) Non significa, come si potrebbe supporre dopo aver letto
l'orrore precedente, attribuire una malattia terminale ad un paziente.
Questo non è, infatti, un mostriciattolo medico, ma - ovviamente - uno dei
soliti "orrori informatici".
Altrettanto ovviamente, significa "trasferire dei dati da un computer
centrale ad un terminale".
TEMPISTICA - s. f.. Se proprio volete
sapere cosa significa (ma ne siete davvero sicuri?) questo orrore definisce
l'insieme dei tempi, siano date o orari, nei quali un certo programma viene
realizzato.
Può essere futura o passata: "la tempistica del congresso sarà la
seguente, alle ore 9 saluto ai partecipanti, alle 9, 30 relazione introduttiva,
alle...". Se invece di tempistica, in questo caso si fosse usato il termine
"programma" nessuno si sarebbe offeso, tanto meno la lingua italiana.
Se usato con riferimento a un evento passato, invece, l'orrore muta aspetto,
rivelandosi, con tale metamorfosi, ancora più disgustoso e volgare, in quanto
esso costituisce il tentativo di assassinio di un termine nobilissimo, la
tempistica di un evento passato e' infatti la sua "cronologia",
il resoconto con riferimento al tempo in cui i fatti narrati avvennero.
TEMPIFICAZIONE - s. f.. Parente
stretta di "tempistica". E' l'attività strategica di scelta dei tempi
in funzione della tempistica. Normalmente la tempificazione riguarda un evento
futuro, per cui si tempificano gli interventi in un dibattito (decisione di
orario e durata), o gli investimenti in un programma industriale e finanziario
etc. E' tuttavia possibile che a qualcuno venga chiesto di tempificare un
accadimento del passato. Se vi chiedessero una cosa del genere tutto quello che
dovrete fare, dopo i comprensibili conati di vomito, sarà di mettere in ordine
cronologico i fatti.
EDITIRANNEGGIARE - v. tr. (io
editirannéggio, ecc.). Una parola nuova e orribile per un attività vecchia e
altrettanto disgustosa. il termine è recentissimo, lo ha coniato monellone il
20 aprile 1999 quando ha ricevuto dal suo capo editore coautore l'ennesimo
ultimatum per la redazione delle definizioni degli orrori che state leggendo.
L'editiranneggiamento consiste in uno stillicidio di posta elettronica, mezzo
modernissimo per un'attività con origini antichissime (ricordate il "delenda
cartago" di catoniana memoria?), ma dall'identico risultato,
riscontrabile in tutti gli editiranneggiati, e consistente in un rigonfiamento
del sacco scrotale con conseguenti forti dolori sub-addominali e formazione
seminconscia di pensieri irriverenti nei confronti dell'editiranneggiante.
Aiutoooooooooo.