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I testi delle canzoni: analisi e commenti |
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testo canzone |
analisi del testo |
A Cristo di Antonello Venditti M'hanno detto che Cristo e`
stato a Roma, e gl'hanno detto pure Quanno forse fini` mori` ammazzato da 'sti boni centurioni che tu sai (i preti in generale) che te pregano e fregano tutti i giorni in nome della loro santita`. A ridatte quatto quatto in Galilea, quella si` che e` 'na terra produttiva, falli li` li giocarelli tua nell'occhio vergognoso di un Mose` (Moshe Dayan). Questo ho saputo per vie non troppo chiare da un augusto imperatore che sta al bar (un ubriacone), mo' me devi spiega` o mio Signore perche` adesso tu non stai ne` qui ne` la`. "Fijo mio, io faccio er mio lavoro, turo li buchi andove li posso tura`, adesso sto 'mpegnato un po' piu` a destra, adesso sto 'mpegnato nel VietNam". Certi signori che so' quacqueri rifaldi (gli americani) hanno inventato angeli piu` forti (i Phantom X), che quelli costruiti qui alla bona nun c'hanno manco er tempo de vola`. C'hanno pure messo de mezzo mi cugino che se chiama sempre Belzebu`, e, che te devo di`, io nun me movo, io cerco er fresco, io me ne sto qui. Ammazzate, Gesu` Cri`, quanto sei fico, ma chissa` che me credevo che stavi a fa`, volevo un po' vede`, io so' gnorante, quer monno che hai creato, che stavi a combina`. Ma la cosa che ce frega a tutti e due e` che noi annamo ogni giorno a lavora` e che, ma guarda un po', ma guarda 'sto destino, ce tocca statte zitti e boni e sopporta`. E nun ce facciamo l'affari nostri, nun ce li facciamo pe` carita`, nun te fa` l'affari tua finche` la pace non verra`. Nun te fa` l'affari tua finche` la pace non verra`, nun te fa` l'affari tua finche` la pace non verra`. |
A Cristo di Antonello Venditti Nel testo di questa canzone, fin dagli inizi, è evidente la profonda religiosità che anima l'autore. Una religiosità schietta, pacioccona, che detesta il bigottismo clericale (Sti boni centurioni che tu sai...), e si schiera senza mezzi termini dalla parte degli ambientalisti (Ariccojete tutto, stracci e idee ...). Di tutta l'opera colpisce l'atteggiamento confidenziale dell'uomo nei confronti della divinità, che per la prima (e supponiamo ultima) volta in assoluto nella storia, tralascia la forma "preghiera" adottando quella più amichevole del "cazziatone" (Ma chissà che me credevo che stavi a fa (...) A ridatte quatto quatto in Galilea...). A volte si ha infatti la sensazione che Cristo non sia il figlio di Dio, al quale generalmente si deve rispetto, ma che sia Venditti, fra i due, a sedere alla destra del padre onnipotente. Per anni molti si sono chiesti da che parte pendesse l'ideologia politica di Venditti. Nessuno, data l'abitudine dell'autore al doppio senso, era mai riuscito a collocarlo saldamente né a destra né a sinistra. Ma se leggete attentamente il testo, noterete che il cantautore romano ammette, per bocca non sua (giammai) ma del suo alterego Cristo, la spiccata propensione verso la sinistra (Fijo mio, io faccio er mio lavoro, turo li buchi andove li posso tura`, adesso sto 'mpegnato
è un violento e coraggioso attacco allo stragismo di destra di qualche anno fa. Un testo a suo modo coraggioso, che non ci pensa due volte ad avanzare pretese di rispetto e di devozione da parte di Cristo nei confronti dell'uomo. Un Cristo che risulta a conti fatti una via di mezzo fra un extracomunitario senza permesso di soggiorno (A Roma no, nun ce tornà (...) Aridatte quatto quatto in Galilea, quella sì che è una terra produttiva) e un menefreghista qualunquista in cerca solo di un po' di refrigerio (Io nun me movo, io cerco er fresco, io me ne sto qui...). L'apice della composizione a nostro parere viene raggiunta quando l'autore, forse colto da pentimento improvviso per aver fatto il cazziatone al protagonista del vangelo, non riesce a trattenere un impeto di ammirazione genuina (Ammazzate, Gesù Crì, quanto sei fico ...) ma poi, forse pentito, riattacca con il rimbrotto (Ma chissà che me credevo che stavi a fa...). Sulla frase "Gesù Crì quanto sei fico" molti studiosi hanno perso il sonno. Innanzitutto Crì: come l'ipotetico Antonè, sta a testimoniare l'amicizia di lunga data fra i due interlocutori. In "ammazzate ...quanto sei fico",
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analisi del testo |
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Amore Mi Dai di Paola e Chiara Non so come
riesco a riconoscerti dal suono del telefono, sei tu.
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Amore Mi Dai di Paola e Chiara Sono in pochi - anzi, forse noi di Attracco.it siamo gli unici - ad aver colto in questo testo il riferimento all'interazionismo simbolico e agli insegnamenti in campo psicologico sociale di Mead. Il concetto dell'Io Specchio, al quale lo studioso americano dedicò tutta la sua vita (ricordiamo Mente, Sé e Società di Mead, 1934) è, in "Amore Mi Dai", espresso con una chiarezza e una semplicità disarmanti. La frase "Certe volte ho l'impressione di dipendere dalla tua idea di me" infatti coglie esattamente il fulcro della tesi dell'Io Specchio, cioè di un "io" plasmato dai giudizi degli altri, e che Mead chiama il "me". Il testo Amore Mi Dai, dunque, apparentemente leggero e, in prima lettura, ai limiti dell'idiozia, in realtà testimonia un insospettabile impegno psico-sociale. Cerchiamo di analizzarne, finché ci è possibile, alcuni passaggi significativi: (Non so come
riesco a riconoscerti dal suono del telefono, sei tu...) E'
evidente che la ragazza - la protagonista di questa storia - non vedeva
l'ora che l'uomo chiamasse. (Certe volte ho l'impressione di essere soltanto quel che piace a te...)
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Fatte 'na pizza di Pino Daniele
Fatte 'na pizza c'a pummarola 'ncoppa vedrai che il mondo poi ti sorriderà. Fatte 'na pizza e crescerai più forte nessuno, nessuno più ti fermerà. Fatte 'na pizza lievete 'o sfizio. Mafia che brutta bestia e c'hai ragione noi non vogliamo questa tradizione dieta mediterranea e ti fa bene ma a che ti serve se ti fai le pere. S.O.S. alla Nazione noi non vogliamo questa tradizione S.O.S. alla Nazione adesso dateci una posizione. Fatte 'na pizza c'a pummarola 'ncoppa vedrai che il mondo poi ti sorriderà. Fatte 'na pizza e crescerai più forte nessuno, nessuno più ti fermerà. Fatte 'na pizza lievete 'o sfizio. Mio caro presidente lei è uno buono ma non ci parli sempre di perdono e poi se c'è bisogno siamo presenti pensiamo piano ma con i sentimenti S.O.S. alla Nazione noi non vogliamo questa tradizione S.O.S. alla Nazione adesso dateci una posizione. Pizza, pizza Margherita se mangi con le mani poi ti lecchi le dita pizza, pizza Capricciosa noi vogliamo solamente un'altra cosa che il mondo non diventi come un grande cesso con questa filosofia cca' nisciuno è fesso. Fatte 'na pizza c'a pummarola 'ncoppa.
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Fatte 'na pizza di Pino Daniele
Il testo Fatte 'na Pizza concilia due atteggiamenti apparentemente opposti: da una parte l'impegno politico sociale (Mio caro presidente lei è uno buono ma non ci parli sempre di perdono ...), dall'altra il disimpegno alla tarallucci e vino (Fatte 'na pizza lievete 'o sfizio ...). Entrambe le posizioni, prese separate, hanno una loro ragione di essere, una loro base nobile sulla quale costruire le proprie personalità e i propri atteggiamenti. La cosa che colpisce, nel testo di Daniele, è vedere questi due mondi uniti, rinchiusi in un unico modo di vedere le cose. Alle asserzioni sagge e filosofiche come "dieta mediterranea e ti fa bene ma a che ti serve se ti fai le pere" oppure a quelle più attiviste come "S.O.S. alla Nazione adesso dateci una posizione" e "noi vogliamo solamente un'altra cosa che il mondo non diventi come un grande cesso", vengono contrapposti - diremmo meglio "sovrapposti"- inviti tipo "Fatte 'na pizza c'a pummarola 'ncoppa vedrai che il mondo poi ti sorriderà" che lasciano l'interlocutore - in questo caso noi pubblico - con il dubbio che l'autore, in fondo in fondo, ci stia prendendo per il culo. In realtà non è così. Pino Daniele è sincero, vuole realmente che il mondo non diventi un cesso, vuole realmente che la nazione corra in nostro soccorso per darci una posizione, e vuole in tutta onestà sconsigliarci di farci le pere, ma poi non ci spiega cosa fare concretamente per ottenere tutte queste belle cose. Anzi nel momento in cui qualcuno di noi, incalzato dai suoi stessi proclami, comincia a credere realmente alla possibilità di cambiare le brutture del mondo (Mafia che brutta bestia e c'hai ragione noi non vogliamo questa tradizione...) è lo stesso autore a consigliarci: Fatte 'na pizza c'a pummarola 'ncoppa. Roba da farsi una pera! |